Non è tutto Eco quel che luccica: a due anni dalla morte non lo legge più nessuno

Umberto Eco è stato il guru della cultura nazionale degli ultimi quarant’anni almeno. Uno degli autori italiani più letti nel resto del mondo. Un liceale di diciotto anni non sa chi è. Morto da due anni, pare scomparso da due secoli

Come una specie di venerabile taumaturgo della cultura. Tra San Tommaso l’Aquinate e Topolino, quello di Disney. Le memorie intorno a Umberto Eco sono tante, una specie di ecolalia intellettuale. Io ne porto in dote due. La prima è di Mario Guaraldi, l’editore. Siamo nel 1983, Guaraldi ha creato l’evento per la presentazione ‘mondiale’ di E la nave va… di Federico Fellini. “Rivivo la serata al Grand Hotel, nel settembre 1983, quando seduto al tavolo assieme a Umberto Eco, dopo qualche secondo di finto black-out, apparve il Rex in tutta la sua gigantesca magnificenza, sulle note di Nino Rota. Avevamo lavorato ininterrottamente tre giorni per l’‘effetto speciale’ Rex , oscurando le finestre del Grand Hotel e montando il gran pavese fra due pennoni, sulla terrazza dell’albergo…”. Intorno a quella giornata uscì un libro davvero mitico, edito da La Casa Usher, Fellini della memoria, dove Umberto Eco si lancia in un pezzo di astrologica mirabilia – l’arte mirabile dello svaccar qua e là – dal titolo Theut, Fellini e il Faraone, dove mette insieme, poligamia bibliografica, il mito di Theut narrato da Platone, Marcel Proust e Federico Fellini.

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