Puškin, lo scrittore russo con un bisnonno del Camerun

Era orgoglioso delle sue origini miste. Il bisnonno, Gannibal, rapito da giovane e venduto come schiavo, ricevette un’educazione raffinatissima grazie allo zar e divenne perfino nobile

Pochi sanno che il celebre scrittore russo Alexander Puškin, quintessenza della cultura e delle lettere del Paese a cavallo tra ’700 e ’800, aveva, in realtà, origini (anche) africane. Proprio così: il bisnonno, il generale Abraham Petrovitch Gannibal, proveniva dal Continente Nero. La cosa ha avuto la sua influenza sul bisnipote: in varie occasioni utilizzava il soprannome di “afrikanets”, cioè “africano”

La storia di Gannibal, a sua volta, merita un film.. Rapito da ragazzo, venne portato dall’Africa a Costantinopoli come schiavo. Da lì venne comprato da un conte serbo, Sava Vladislavic, che lo portò con sé a San Pietroburgo, alla corte di Pietro il Grande.

Lo zar si affezionò subito al ragazzo: lo scelse come figlioccio, donandogli il patronimico di Petrovic (figlio di Pietro) e lo mandò a studiare in Francia. Una scalata sociale incredibile, che culminò con il raggiungimento del titolo nobiliare sotto l’impero della figlia di Pietro, cioè Elisabetta. Ma lui ribattè, in una lettera indirizzata al senato russo, che “la mia famiglia di origine, in Africa, era nobile”. Il padre era il re della sua città, Logone, e anche di altre due.

Ci vollero almeno un paio di secoli per scoprire dove fosse, con esattezza, Logone. Secondo le ricerche dell’istituto africano e dell’Accademia russa di scienze, si sarebbe trattato di Logone-Bimi, in Camerun. Insomma, origini camerunensi, educazione francese e destino russo. Con tanto di nipote leggendario.

Puskin era orgoglioso del suo sangue africano e non mancava mai di ribadirlo. Si identificava, in quanto poeta, nell’emigrato: sradicato dal proprio mondo, accolto in uno nuovo. Ma mai del tutto in un luogo e nemmeno in un altro. Straniero e insieme cittadino, che raggiunge gli onori ma non dimentica da dove proviene.

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