I sumeri sì che sapevano divertirsi: ecco le istruzioni per il Gioco Reale di Ur

Nell’antichità, senza televisioni ed elezioni, la vita era più noiosa. A parte le guerre continue, l’unica possibilità di ammazzare il tempo erano i giochi da tavolo. E questo era il più divertente di tutti

A metà tra il gioco dell’oca e l’azzardo, con un percorso da seguire e dei dadi da tirare, il rischio di finire sulle caselle sbagliate e di dover pagare penalità. È il Gioco Reale di Ur, vecchio di cinquemila anni ma ancora gagliardo.

A voler essere pignoli, le regole non sono del tutto cristalline, anche se i ritrovamenti archeologici sono stati piuttosto generosi. Si dispone del campo da gioco, composto da una tavoletta rettangolare di otto caselle per tre (cui mancano due caselle nei lati lunghi) e sopra cinque di queste figurano delle rosette. Quest’ultimo doveva essere un dettaglio importante perché è costante e uguale in tutte le diverse versioni del gioco.

In più ci sono diverse pedine (sette per ogni giocatore), contenute all’interno del rettangolo stesso, insieme ad alcuni dadi da tirare.

Gli scavi hanno anche portato alla luce il manuale di istruzione, contenuto in alcune tavolette decifrate, con una certa fantasia, da Irving Finkel (del British Musuem): secondo la sua ricostruzione, ogni giocatore deve percorrere con le sue pedine tutta la tavoletta fino a quando non incontra le pedine avversarie. A quel punto, a seconda di chi tira, uno dei due giocatori dovrà ricominciare da capo. La rosetta è una casella bonus: la pedina che è sopra non deve retrocedere, quella che la salta deve pagare la posta.

Sarebbe, secondo gli studiosi, una versione primitiva del backgammon. Ma molto più divertente.

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