Chissenefrega della musica, saziatevi coi meme

In un mondo in cui la soglia di attenzione è sempre più bassa, anche nella musica non conta più l'abilità, ma solo il sapersi vendere. Così l'arte diventano marketing. Lo dimostra Kanye West che insieme al nuovo lancia un generatore di meme o Childish Gambino che finché non diventa virale non sfonda

“Non vedo, non sento, non parlo”, è questa l’espressione che associamo all’iconografia delle tre scimmie sagge che si coprono rispettivamente occhi, orecchie e bocca. Ebbene, internet ha fatto fuori le zampe a due scimmiette ed ora ci troviamo con una nuova rivisitazione proverbiale, peggiore dell’originale: “vedo, non sento e parlo”. È successo in un attimo, tra social network e repost si è creato un esercito di tuttologi della rete e il messaggio veicolato è quasi sempre uno: il nulla. Lasciando stare gli affari di stato e tutti gli argomenti che richiedono maggiore delicatezza prima d’incontrare un’opinione, pare che il nulla stia facendo suo anche (e soprattutto) il mondo dell’arte e della musica. Parliamo di cose apparentemente frivole, come video che diventano virali e meme.

Un paio di settimane fa è uscito Ye, il nuovo album di Kanye West, e Facebook è stato subito invaso da repliche del suo artwork che fa tanto Instagram Story: la semplice foto di un paesaggio, scattata dal rapper col suo iPhone, su cui compare in verde acido la frase “I hate being bi-polar, its awesome”. Nel giro di 24 ore dall’uscita del disco, lo stesso Kanye ha condiviso il link allo “yenerator”, il generatore di cover per permettere a chiunque di modificare la frase di copertina con qualsiasi pensiero a proprio piacimento. Un vero e proprio meme generator, ed ecco il boom di condivisioni. Quante delle persone che hanno fatto clic e pubblica su questa bella copertina-meme hanno ascoltato l’album? O, ancora meglio, a quante è piaciuto? Fatto sta che non solo la bipolarità non è più un disturbo mentale bensì un superpotere (come dichiarato dal rapper), ma è anche stata la chiave per vendere i 23 minuti di un disco di 7 pezzi e senza alcun singolo.

Cogliere l’occasione per approfondire è cosa rara perché non c’è tempo, poi il lavoro chiama, il cellulare squilla, le notifiche su Facebook, una foglia che cade. Volendo, abbiamo sempre a portata di mano il libretto per la nostra giustificata distrazione, per continuare ad ignorare o non prendere le cose sul serio

Tornando poco più indietro nel tempo, mi viene in mente il giorno in cui mi sono svegliata e tutti improvvisamente conoscevano Childish Gambino (l’alter-ego rapper di Donald Glover), o meglio, conoscevano il video del suo nuovo pezzo This Is America. Glover ha talento da vendere, sia come attore che come musicista: il suo ultimo album Awaken, My Love! (2016) è un gioiellino da ascoltare interamente a ripetizione. Eppure è con This Is America che Childish Gambino è arrivato per la prima volta al numero 1 in classifica, debuttando direttamente al primo posto negli Stati Uniti. Questa impennata di successo è arrivata grazie al video di lancio del singolo, diventato subito virale per quanto sconvolgente. Storie di violenza a sfondo razziale, di armi da fuoco riposte tra il velluto e vite umane trascinate via di corsa per riprendere il balletto. Un video costruito con un’ironia sprezzante ed estrema intelligenza, che contiene in sé tutta la consapevolezza che il messaggio importante (purtroppo) è sempre in secondo piano. Ora This Is America è diventato un fenomeno mondiale, tra le becere parodie riproposte per i vari Paesi e il sync con Call Me Maybe.

Nessuno vuole essere bacchettone, ma questi sono solo due esempi recenti per capire quanto tutto si stia svuotando di significato per adattarsi alla soglia di attenzione sempre più bassa di un mondo distratto, che spesso si sveglia solamente per ironizzare su tutto. Ed ecco che tutti parlano, pur non volendo veramente ascoltare, pur non sapendone niente, non appena una cosa diventa virale. Cogliere l’occasione per approfondire è cosa rara perché non c’è tempo, poi il lavoro chiama, il cellulare squilla, le notifiche su Facebook, una foglia che cade. Volendo, abbiamo sempre a portata di mano il libretto per la nostra giustificata distrazione, per continuare ad ignorare o non prendere le cose sul serio. Il pubblico vuole la musica facile, orecchiabile, vuole i pugni negli occhi (e nelle orecchie) da Young Signorino che ci vende banalità. Vuole l’immagine e la forma, e più è esagerata e inopportuna, più fa merda, meglio è. Altrimenti che noia. L’arte di fare musica non è più saper suonare, comporre e cantare, chissenefrega dei virtuosismi che ormai non sono neanche più di moda. L’arte è saper fare i soldi, sapersi vendere, arte è l’instant marketing, arte sono i meme. Lo aveva già capito Andy Warhol negli anni ’60 che il business era la migliore delle arti: “fare soldi è arte, lavorare è arte, fare buoni affari è la migliore forma d’arte”. Chissenefrega di ascoltare, chissenefrega della musica, si può sempre premere play su Nyan Cat 24 ore edition e vedere un gattino che vola lasciando dietro di sé l’arcobaleno.