Cose che non vi siete mai chiesti: da dove vengono i tappi di sughero

Si apre la bottiglia e si pensa solo a bere. Il tappo diventa un problema se lascia il suo sapore al vino, altrimenti viene subito dimenticato. Eppure ha una storia molto interessante

Piccolo ma non irrilevante. Il tappo della bottiglia di vino – quasi sempre in sughero, molto spesso trascurato – è uno degli elementi più importanti di una buona bevuta. Protegge il liquido e, come dimostra questo video, ha anche una storia da raccontare che porta lontano.

Se l’Italia, ad esempio, ha la fortuna di contare sulle riserve di sughero sardo, altri Paesi sono costretti a rivolgersi al Portogallo. Per l’esattezza a Coruche, dove il sughero viene raccolto a mano.

È un lavoro difficile e lungo. I raccoglitori lavorano a una temperatura di 40 gradi, tagliano la corteccia della quercia da sughero (è da lì che proviene) strappandola a mano ma senza toccare il cuore dell’albero – per evitare che subisca danni. E oltre al caldo, ci sono gli insetti, la polvere e la fatica.

Si tratta di un metodo difficile e delicato che richiede capacità e, soprattutto, esperienza. Per questo motivo è necessario impararlo quando si è giovani. Dopo, come per le lingue e gli strumenti musicali, è troppo tardi.

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