La lezione di Dostoevskij: solo affrontando le difficoltà realizziamo noi stessi

Il grande autore russo fu condannato a morte e poi graziato all'ultimo momento. Con i suoi indimenticabili romanzi ha combattuto la fredda oggettività e ci ha fatto capire che solo nei rapporti con gli altri l'uomo scopre la sua vera essenza

Date fiducia all’amore, il resto è niente. Un artista della vita, Giorgio Gaber lo diceva nelle sue canzoni. E quale valore c’è più grande, disinteressato e struggente dell’amore? Per l’uomo di oggi, quello post moderno, tutti i valori sono diventati relativi. Annichilito dalla velocità non però alla maniera boccioniana ma più da intossicazione tecnologica, si accontenta ormai di un pensiero debole, un pensiero che ha abbandonato ogni pretesa di universalità. Abbiamo assistito alla perdita di una visione precisa, alla morte del Dio in cui abbiamo sempre voluto credere. Il bisogno di spiritualità che avvertiamo in un momento storico di incertezza e disorientamento non riesce a esaurirsi e la speranza riposta nella religione è venuta a mancare. Come ha reagito l’uomo? Innanzi a lui si è aperto un bivio. La strada del nichilismo: ovvero arrendersi a non credere più in niente, vivere solo il presente, non avere un passato e non proiettarsi nel futuro. Esistere solo in quel momento preciso. L’altra via che l’uomo può intraprendere è quella dell’illuminismo. La ragione, fonte di turbinii e dolori può essere anche l’àncora della nostra salvezza fatta di un mondo fondato su leggi oggettive. Un uomo, uno scrittore, un genio ha condotto la sua guerra personale contro la ragione. Quell’uomo è Fedor Dostoevskij e la sua crociata è condotta contro quella ragione che mira a formulare le sue leggi su un modello matematico fondato sulla precisione e la certezza.

L’uomo non può essere solo questo. Noi siamo fantasia, creatività, idealismo. Solo seguendo il nostro estro riusciremo a superare noi stessi. Ed è proprio nel momento in cui mettiamo in discussione tutto quello in cui abbiamo sempre creduto che cambiamo davvero. Fedor Dostoevskij ha profondamente radicata dentro di sé l’immagine dell’uomo come di un essere in continua evoluzione.

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