Tensioni internazionali: si rompe il gemellaggio tra Osaka e San Francisco (per colpa di una statua)

Il memoriale, destinato al quartiere di Chinatown, vuole ricordare le "comfort women", ossia le schiave sessuali cinesi dei soldati giapponesi della Seconda Guerra Mondiale. Il sindaco nipponico non ci sta

Ci sono momenti della storia che non vengono mai dimenticati. E questo a qualcuno può dispiacere. È il caso della città di Osaka, la città più grande della regione del Kansai centrale del Giappone, che ha deciso di rompere il gemellaggio con San Francisco, iniziato nel 1957, sulla base dell’installazione di una statua controversa.

Gli amministratori della città californiana da tempo avevano deciso di posizionare un monumento nel loro quartiere cinese (uno dei più grandi degli Usa) che commemorasse le cosiddette “comfort women” della Seconda Guerra Mondiale, cioè le prigioniere cinesi obbligate, durante l’invasione giapponese, a prestare favori sessuali ai soldati nipponici.

L’idea, proposta nel 2015, aveva subito incontrato l’ostilità del sindaco di Osaka, Yoshimura. “Se si usa solo il Giappone come esempio, la questione viene banalizzata, impedendo di raggiungere risoluzioni valide per tutto il mondo”. Ma San Francisco ha continuato per la sua strada e nel 2017 ha piazzato la statua, con tanto di placca: “Questo monumento porta testimonianza alla sofferenza di centinaia di migliaia di donne e ragazze chiamate in modo eufemistico Comfort Women che furono schiavizzate sessualmente dalle forze armate imperiali giapponesi in 13 Paesi dell’Asia dal 1931 al 1945”.

Un oltraggio. Yoshimura minaccia di rompere il gemellaggio subito nel 2017, poi la morte improvvisa del sindaco di San Francisco lo costringe ad aspettare. Ma è questione di mesi. Alla fine la decisione irrevocabile viene presa il 2 ottobre 2018. “Non c’è consenso tra gli storici – si era premurato di sottolineare nella sua lettera indirizzata al comune della città californiana – su diverse questioni: il numero delle comfort women, per esempio, ma anche il grado di coinvolgimento dell’ex esercito giapponese e l’entità del danno perpetrato in tempo di guerra”. E allora addio.

Il sospetto del sindaco giapponese è che, in realtà, dietro alla volontà di commemorare delle vittime della storia si nascondano interessi politici (per non dire economici) importanti. La popolazione di origine giapponese e coreana è molto presente nella città e, in quanto elettori, “hanno un certo impatto sulla politica”. A quanto pare, un peso maggiore rispetto ai buoni rapporti con le città gemelle.

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