“Ultimo Tango a Parigi” è il capolavoro sovversivo di Bertolucci (e se pensate al burro, non avete capito nulla)

La scena della sodomizzazione, per molti motivi, ha occultato la vera carica scandalosa del film di Bertolucci. Che sta in un modo inedito di trattare la sessualità maschile. E nel modo provocatorio di parlare della (sempre sacra) famiglia

Domenica scorsa Cristiano Ronaldo è sceso in campo con uno sbaffo di rossetto rosso sulla guancia, in segno di omaggio alla Giornata contro la violenza sulle donne. Si tratta dello stesso Ronaldo indagato per lo stupro di una ragazza nel 2009. Nella fattispecie, dicono le carte, una penetrazione anale non consensuale, e senza nemmeno un filo di burro, probabilmente introvabile nei frigobar degli alberghi salutisti e vegan-friendly di Las Vegas. Ma a quanto pare quella effrazione sessuale se la sono dimenticata in molti, a cominciare da Ronaldo, che non solo continua a giocare e a segnare, venerato ed esaltato dalla squadra e dai fan, ma si sente autorizzato a solidarizzare pubblicamente con le vittime di stupro, che è un po’ «come vedere Hitler a una marcia per la pace», ha osservato qualcuno su Twitter.

Invece una sodomizzazione simulata, quella di Ultimo tango a Parigi – con una Maria Schneider vestita e un Marlon Brando altrettanto vestito – nessuno è riuscito a levarsela dalla testa dopo quasi cinquant’anni, anche se ne ha solo sentito parlare. Tanto che ieri in nessun servizio sulla morte di Bernardo Bertolucci è mancato un riferimento, un box, una rievocazione della famosa scena che ha cambiato per sempre il nostro modo di vedere sia il burro che Bertolucci. È come se tutta la carriera e la filmografia del maestro di Parma girassero intorno a quell’Ultimo tango, come satelliti in un sistema solare. Difficile stabilire se Mercurio è Il conformista, Marte Strategia del ragno, Saturno l’Ultimo imperatore e Giove Novecento, ma sul Sole non ci sono dubbi: è il film del 1972, la pellicola italiana più vista di tutti i tempi, bruciata e risorta, censurata e dissequestrata, maledetta e venerata, Ultimo tango a Parigi.

E il nucleo centrale di questo sole di celluloide, da cui emanano ancora radiazioni termonucleari (e che, più materialmente, assicurò a Bertolucci la credibilità e le risorse finanziarie per i successivi filmoni da Oscar) sono quei pochi minuti a partire da quando Paul dice a Jeanne «portami il burro, voglio farti un discorso sulla famiglia» e lei lo guarda sorpresa.

Nel 2018 come nel 1972 di Ultimo tango, della famiglia bisogna parlare come dei morti, «nil nisi bene», basta pensare al vespaio che ha suscitato Angela Finocchiaro con la sua battuta sui papà «pezzi di merda»

Sorpresa genuina, perché nel copione di Maria Schneider c’era l’aggressione sessuale, ma non nessuna traccia del burro. Oggi sappiamo che era una variazione escogitata a colazione da Brando e subito approvata da Bertolucci: un accordo segreto, tutto al maschile, fra il primattore e il regista, all’insaputa della giovanissima attrice, per estorcerle un’espressione realmente scioccata e umiliata. «Volevamo la sua reazione spontanea a quell’uso improprio», ha rivelato qualche anno fa Bertolucci, ammettendo di sentirsi in colpa verso Schneider, morta di tumore a 58 anni.

Parole che, un anno prima di #MeToo hanno scatenato l’ira di molte star di Hollywood, da Chris Evans a Jessica Chastain. Qui da noi, tutti zitti. Forse perché crediamo che in fondo l’arte giustifichi certi machiavellici espedienti e crediamo ancora all’aneddoto di De Sica che infila di nascosto i mozziconi di sigaretta in tasca al piccolo Enzo Staiola, il bimbo di Ladri di biciclette, per poi mortificarlo e farlo piangere con sufficiente realismo. Fake news smentita dallo stesso Staiola, oggi 79enne: «A quei tempi tutti andavano per cicche, figuriamoci se mi vergognavo. Ti mettevano delle gocce negli occhi e dopo due minuti piangevi.»)

È da lì, dall’uomo e dalla ragazza che si accoppiano disperatamente in un appartamento senza mai dirsi i loro nomi, che si potrebbe, si dovrebbe ripartire. Per rimettere in discussione ciò che ancora rende così difficile parlarsi e capirsi, fra esseri umani, sia fuori e che dentro il letto

Ma la potenza termonucleare di quella scena è proprio nella faccia autenticamente umiliata e spaventata di Schneider mentre subisce la violenza di Brando, e intanto è costretta a ripetere una preghiera antifamilista che oggi suona sacrilega come e più di allora: «Santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini, dove i bambini vengono torturati finché non dicono la prima bugia, la volontà è spezzata dalla repressione, la libertà è assassinata dall’egoismo.» Nel 2018 come nel 1972 di Ultimo tango, della famiglia bisogna parlare come dei morti, «nil nisi bene», basta pensare al vespaio che ha suscitato Angela Finocchiaro con la sua battuta sui papà «pezzi di merda». Ed è un peccato che la sequenza del burro sia così detonante, perché copre la forza eversiva di altri momenti del film. Paul che chiede a Jeanne di penetrarlo a sua volta con le dita. Paul che le dice con dolcezza «non è la maniglia della porta,» quando lei gli manipola meccanicamente genitali.

Paul e l’amante della moglie defunta, che rievocano la morta indossando le sue vestaglie. Ultimo tango, per quanto pensato e girato con metodi prevaricatori e sessisti, annunciava una possibile rivoluzione sessuale al maschile. Il divo più carismatico e macho della sua epoca dava voce e volto a una virilità fragile, sgualcita, traumatizzata, che si interrogava su se stessa, che rideva amaramente dei feticci patriarcali, e si faceva schifo da sé nella propria violenza. Quell’intuizione del giovane Bertolucci sembra caduta nel vuoto: troppo scandalosa e difficile da accettare per i maschi, e non c’è burro che possa renderla meno scomoda e urticante. Eppure è da lì, dall’uomo e dalla ragazza che si accoppiano disperatamente in un appartamento senza mai dirsi i loro nomi, che si potrebbe, si dovrebbe ripartire. Per rimettere in discussione ciò che ancora rende così difficile parlarsi e capirsi, fra esseri umani, sia fuori e che dentro il letto.

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