Ma perché non ci sono ristoranti africani con le stelle Michelin?

Una esclusione che, a fronte dei continui riconoscimenti da parte di altri esperti di ristorazione mondiale – apprezzano l’enorme ricchezza e varietà de ristoranti – non fa che stupire

Viaggiavano per la Francia e vendevano pneumatici. I due fratelli Edouard e Andrè Michelin, oltre a mettere le fondamenta della loro futura multinazionale, prendevano appunti per segnarsi alcune informazioni importanti: le mappe, dove erano le officine di riparazione o i meccanici, gli hotel e le pompe di benzine in tutto il territorio nazionale.

E poi decisero di aggiungere anche una sezione dedicata ai ristoranti: la celebre Guida Michelin che, dal 1926, inziò ad attribuire a ogni ristoratore le stelle (da zero a tre stelle).

Nel tempo la guida Michelin è diventata una vera e propria guida. I critici gastronomici, in modo del tutto autonomo, visitano i diversi ristoranti e sulla base della qualità riscontrata assegnano – o tolgono – punteggi. Una potenza che decide la fortuna o la disgrazia di un ristoratore.

Hanno cominciato con la Francia all’inizio del secoloe poi si sono estesi in tutta Europa: arrivando negli Usa e perfino in Asia (a Tokyo).

E l’Africa? Non è considerata. Ci sono stelle Michelin in (quasi) tutte le zone del mondo ma – e non si capisce perché – la sofisticata cucina di Città del Capo, con il suo vino e la fusione tra elementi molto distanti non impressiona gli esperti della Michelin – mentre piace molto ad altri – , e nemmeno la nuova e frizzante scena dei fornelli dello Zambia. E i talenti degli chef africani del Cairo? Non contano? Se lo chiedono in questo articolo, e ce lo chiediamo anche noi di LinkPop.

Del resto è arrivato il momento che anche il cibo africano autentico riceva un riconoscimento definitivo come quello delle guide Michelin. Qualità, ingredienti e bravura ci sono e in gran quantità. Mancano solo le stellette.

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