LavoroTurni più lunghi, paghe più basse: per i lavoratori di Amazon il decreto dignità è un “pacco”

“Il limite di durata dei 24 mesi per i lavoratori a termine ha prosciugato il bacino di lavoratori somministrati da cui Amazon poteva pescare”, dicono i sindacati. Per la prima volta, in vista del picco natalizio, sono stati chiesti i turni notturni al reparto inbound, ma con paghe più basse

Il “pacco” del decreto dignità è arrivato a destinazione anche per i lavoratori del grande stabilimento Amazon di Castel San Giovanni, a Piacenza. Con la stretta sul lavoro a tempo determinato e somministrato, e in vista del picco di lavoro del Black Friday e dello shopping natalizio, i turni di notte sono stati allargati per la prima volta anche ad altri reparti finora mai coinvolti, ma con paghe più basse degli altri. «Il limite di durata dei 24 mesi per i lavoratori a termine di fatto ha prosciugato il bacino di lavoratori somministrati da cui Amazon poteva pescare», dicono i sindacati. «E dopo il verbale dell’anno scorso dell’Ispettorato del lavoro, che ha accertato la presenza di interinali in eccesso, quest‘anno è stato chiesto un sacrificio ulteriore ai lavoratori notturni, e per di più con una paga che non rispetta gli accordi aziendali di maggio sulla organizzazione del lavoro». Tant’è che le sigle di categoria hanno indetto uno stato di agitazione per i 1.650 dipendenti di Piacenza, da inizio novembre fino alla fine dell’anno. Proprio nei mesi d’oro dell’e-commerce. Anche perché, dicono, «questa decisione è stata presa senza neanche avvertire le rappresentanze sindacali».

Negli 88mila metri del centro di distribuzione di Jeff Bezos in Italia il clima è tutt’altro che natalizio. Ogni anno qui già da settembre si arruolavano migliaia di lavoratori interinali, in vista del picco di ordini tra fine novembre e dicembre. Numeri di lavoratori somministrati dalle agenzie, che però andavano anche ben oltre i limiti previsti, secondo l’Ispettorato nazionale del lavoro. Lo scorso dicembre un pool di ispettori trascorse una giornata nel tempio della catena di montaggio dell’e-commerce, arrivando alla stesura di un verbale secondo cui Amazon avrebbe violato il contratto nazionale, utilizzando da luglio a dicembre 2017 lavoratori somministrati oltre il limite del 30% previsto. Più di 1.300 (1.308) operai risultavano in eccesso. Tutti da assumere subito, e a tempo indeterminato. Era il 30 maggio. Da allora, nulla o quasi nulla è successo. Le vertenze si sono moltiplicate. E i numeri hanno continuato a lievitare. Per la prima volta, dopo diverse richieste andate a vuoto, Amazon ha accettato di fornire ai sindacati le cifre degli interinali. E dopo un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato piacentino Tommaso Foti (Fratelli d’Italia), il ministero del Lavoro ha rifatto i calcoli, sostenendo che i somministrati in eccesso fossero addirittura 1.951.

Amazon, ora, ha impugnato il provvedimento dell’Ispettorato. «E ancora nessuno dei somministrati in eccesso è stato assunto», dice Francesca Benedetti, segretaria generale della Fisascat Cisl di Piacenza, che gestisce oltre 150 vertenze. «Né l’azienda risponde alle lettere dei lavoratori». Anzi, denunciano i sindacati, dopo il faro acceso dall’Ispettorato e la stretta del decreto dignità, «sono corsi ai ripari in vista del picco natalizio, gravando sui turni notturni dei lavoratori dello stabilimento».

Amazon sta cercando in maniera spasmodica “personale fresco” per non superare i 24 mesi previsti dal decreto dignità e per non incorrere in altre vertenze. La società è in difficoltà a trovare nel nostro bacino territoriale lavoratori che non abbiano raggiunto o stiano per arrivare a questo limite


Francesca Benedetti, segretaria generale della Fisascat Cisl di Piacenza

«Amazon sta cercando in maniera spasmodica “personale fresco” per non superare i 24 mesi previsti dal decreto dignità e per non incorrere in altre vertenze», spiega Benedetti. «Ma la società è in difficoltà a trovare nel nostro bacino territoriale lavoratori che non abbiano raggiunto o stiano per arrivare a questo limite». E per sopperire alle richieste nella stagione del picco natalizio alle porte, «per la prima volta è stata chiesta al reparto inbound (quello che riceve i pacchi, ndr) la disponibilità a coprire i turni notturni 23-7 per i successivi tre mesi». La disponibilità a lavorare di notte, come prevede l’accordo sindacale firmato a maggio, è volontaria. «Ma in Amazon nessuno si permette di dire no», confessano gli operai. Il problema, però, «è che i lavoratori dell’inbound, senza nessun avvertimento, si sono trovati in busta paga una maggiorazione per le ore notturne del 15% e non del 25% come previsto dagli accordi aziendali». Il motivo, secondo Amazon: «Gli accordi aziendali prevedevano che la maggiorazione del 25% fosse destinata a chi dava disponibilità volontaria a coprire i turni notturni per nove mesi, ma in questo caso l’azienda ha chiesto la copertura solo per i tre mesi di picco natalizio». Roba da azzeccagarbugli. Quando i magazzinieri si sono visti la maggiorazione ridotta in busta paga, nei corridoi sono volati insulti con i colleghi delle Rsa. «Ma nessuno ne sapeva niente», ribadiscono i sindacati. «Non c’è stata alcuna comunicazione preventiva»

Sugli effetti dell’introduzione del tetto dei 24 mesi per i contratti a termine, da Amazon si limitano a commentare: «Siamo ancora in fase di analisi». Sul fronte degli interinali, invece, fanno sapere che il decreto dignità non avrà alcun effetto. Se prima il limite del 30% sul totale dei lavoratori valeva solo per i lavoratori in somministrazione, il decreto Di Maio ha imposto un tetto del 30% di somministrati e contratti a tempo determinato insieme, ma con la possibilità di deroga per i limiti previsti nei contratti collettivi. «In ogni caso preesistono e sopravvivono i limiti previsti dal contratto nazionale», dicono dall’azienda. Limiti che però, secondo l’Ispettorato del lavoro, lo scorso anno nel periodo natalizio l’azienda avrebbe anche superato. E ora che il faro accesso, non si può più sgarrare.

Ma in qualche modo si dovrà pur fare. Gli animi a Piacenza, insomma, non sono per niente sereni. «Non ci avvisano neanche delle decisioni che prendono, figuriamoci se ci fanno negoziare qualcosa», dicono i rappresentanti sindacali. E le lettere dei lavoratori somministrati in eccesso in cui si chiede la stabilizzazione continuano a non ricevere risposta. A gennaio scadranno i termini per poter fare ricorso. Ma i sindacati, avvertono, non si faranno attendere. L’anno nuovo per Amazon, insomma, potrebbe cominciare in tribunale.

*** PRECISAZIONI DA PARTE DI AMAZON ***

Abbiamo rivisto con attenzione i dati relativi ai contratti di lavoro nel 2017 presso il nostro sito di Castel San Giovanni e i numeri in nostro possesso confermano una situazione di rispetto delle norme di legge e contrattuali. Dal momento che continuiamo a crescere in Italia, continueremo a creare ulteriori posti di lavoro a tempo indeterminato e opportunità di crescita e di carriera. Abbiamo investito 1 milardo e 600 milioni di euro e creato 5.200 posti di lavoro da quando abbiamo aperto in Italia nel 2011. A Castel San Giovanni lavorano 1650 dipendenti con contratto a tempo indeterminato, la maggior parte dei quali è stato convertito da contratti in somministrazione. Le conversioni da contratti in somministrazione a tempo indeterminato sono state 500 nel 2016, 270 nel 2017 e 115 nel 2018 e continueranno ancora nel corso dell’anno.

Nel periodo di picco i turni di notte hanno sempre riguardato tutti i reparti, compreso quello di Inbound (ricezione e stoccaggio della merce). Ogni lavoratore ha la possibilità di scegliere volontariamente se aderire al terzo turno, introdotto dall’accordo, oppure di aderire al turno notturno istituito su base temporanea per le settimane di picco o di rimanere su gli ordinari turni diurni.

Stiamo garantendo una maggiorazione del 25% per il terzo turno (dalle 20:00 alle 04:00). Il carattere permanente su tutto l’anno di questo turno, oltre alla particolare articolazione (tra le 20:00 e le 04:00), richiede di incentivare questa turnazione in maniera diversa. Il terzo turno è su base volontaria. Il turno di notte standard, che viene istituito solo nelle settimane del picco, e sempre su base volontaria e viene pagato di conseguenza con una maggiorazione del 15%.