ErosVi hanno sempre ingannato: il Kamasutra non parla di sesso (o quasi)

Il trattato indiano del IV d. C. spiega come conciliare ricerca del piacere e norme sociali. Tutte le illustrazioni delle posizioni che conoscete sono una operazione di marketing

Un libro di posizioni sessuali acrobatiche? Non solo. Anzi, quasi per nulla: il Kamasutra, nonostante sia noto a livello universale proprio per quelle, in realtà le confina in una sezione molto breve. E non ha nemmeno le immagini (almeno, nell’originale).

La verità è che il Kamasutra (alla lettera: trattato sul desiderio), compilato in sanscrito dal filosofo Vatsyayana intorno al IV secolo d.C, non c’entra nulla con quanto le persone pensino che c’entri. La prima traduzione in una lingua europea risale al 1883, a opera di sir Francis Burton (sì, lui: l’avventuriero e orientalista britannico), la sua esplosione è negli anni ’60 e la sua circolazione più ampia è negli anni ’90. Tutti si sono concentrati sui capitoli più scabrosi ignorando, come spiega questo video di Vox, il contesto. Più che altro, è un manuale per godersi la vita e i divertimenti nell’India del IV secolo.

Il punto chiave è, comunque, la gestione del piacere. Come raggiungerlo in modo consono con le regole della società dell’epoca, senza eccessi né rotture. Per questo si danno una serie di consigli e, in certi casi, di prescrizioni. Alcune sorprendenti, come ad esempio le istruzioni su come tenere ordinata la stanza: il gentiluomo dovrà avere, “una poltrona, un carrellino e soprattutto una tavola da gioco”. O la lista delle cose che deve saper fare la donna: ad esempio, “tatuare, suonare i bicchieri riempiti con acqua, insegnare a pappagalli e storni a parlare”. Chissà perché.

In generale, si spiega come un uomo si debba procurare una moglie o come debba adescare quella di un altro, con tanto di filtri magici da produrre e fornire alla donna. Meglio poi se eviterà, come prescrive il manuale, le “lebbrose, le pazze, le donne che non rispettano i limiti della casta, quelle che parlano troppo e non mantengono i segreti, quelle che esprimono il desiderio di un rapporto sessuale in pubblico, le donne troppo chiare e le donne troppo scure, quelle che puzzano, le amiche”.

D’altro canto, la donna può imparare dal trattato come mantenere il controllo della casa, cioè come gestire il suo primato sulle altre mogli del marito, come affrontare il fatto che il suddetto marito non la desideri più. E contrattaccare: è una lezione dai tratti femministi (ma non lo è in toto) perché insegna alla donna come manipolare l’uomo, anche attraverso le lusinghe sessuali, in modo da ottenere un potere decisionale maggiore o, addirittura, superiore.

Vatsyayana spiegava tutto, descriveva e prescriveva. L’obiettivo principale, come già accennato, era l’addomesticamento del piacere, che andava cercato e ottenuto senza collidere con l’ordine sociale e le sue limitazioni. Insomma, era un trattato filosofico indiano di lettura impegnativa, per cui risulta necessaria una conoscenza storica specialistica molto raffinata. Ma, come gli editori sanno benissimo, basta metterci delle immagini zozze e vende tantissimo.

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