Fake newsBufale di una volta: quando Aristotele divenne ebreo

Fu fatto come tentativo per creare un ponte tra le due culture, quella greca e quella giudaico-cristiana. Ma la fake news, che ebbe vita abbastanza lunga, alla fine fu smentita senza pietà

Durante il Medioevo cominciò a circolare una strana storia secondo cui Aristotele, a guardare bene la sua genealogia, sarebbe stato di origine ebraica. Una idea bizzarra che girava soprattutto nei centri con maggior concentrazione di cittadini ebrei e che, come è ovvio, aveva il duplice obiettivo di nobilitare la stirpe giudaica (agli occhi dei gentili) e, al tempo stesso, di utilizzare Aristotele e il suo pensiero senza troppe remore.

Tutto nacque a causa di una virgola mancante nel testo di Eusebio, il De praeparatione evangelica, che diffuse l’equivoco: Aristotele parlava degli ebrei da ebreo e l’idea piacque a tutti, perfino a Marsilio Ficino, che la sposò e contribuì a diffonderla. Quando poi, nel XVI secolo, venne smentita dallo studioso ebreo Azariah de’ Rossi, la comunità la prese male ma anziché rassegnarsi alla verità preferì isolare il fact-checker e perpetuare la bufala.

E così la storia non muore, anzi: ritorna nei lavori del talmudista Gedaliah ben Joseph, successiva alla scoperta di de’ Rossi, e viene raccolta nell’opera di Fortunio Liceti del 1640, ben felice di poter rendere ebreo Aristotele non potendo, per ragioni cronologiche, farlo diventare cristiano.

La sua posizione, come nota questo articolo della professoressa Eva Del Soldato, fu decisiva: si attirò le attenzioni e soprattutto gli scherni di parecchi avversari, come ad esempio il francescano Mattia Ferchio, che riteneva tutta questa ricostruzione una semplice favola che un sempliciotto come Liceti non era nemmeno degno di discutere. Del resto, l’idea – avanzata sempre da Liceti – che grazie alle sue origini ebraiche Aristotele avesse familiarità con il concetto tutto cristiano di Trinità faceva acqua da tute le parti, e in tanti lo fecero notare (non senza trattenere qualche risata).

Insomma, il tentativo disperato di Liceti di salvare l’autorità di Aristotele cristianizzandolo (o ebraicizzandolo) era destinato, alla fine, a fallire. Alcuni lo sostennero, come Isacco Cardoso, ma durò poco: quando l’autorità del filosofo cominciò a declinare in tutto Occidente, anche gli intellettuali di origine ebraica lo abbandonarono. La sua scuola di pensiero venne superata e rimpiazzata con nuove visioni del mondo, la sua importanza crollò, insieme alla sua autorità. Aristotele divenne insomma un ferrovecchio. E nessuno fece più carte false per potersene appropriare.

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