Cosa pensano (davvero) i datori di lavoro di fronte ai candidati che vengono da un licenziamento

Cosa dovrà dire l’aspirante lavoratore per migliorare la sua posizione, quali punti toccare (responsabilità dell’azienda) e quali invece dovrà trascurare (le colpe proprie), senza però negarle

Non è una bella posizione. Presentarsi a un colloquio di lavoro dopo essere stati licenziati da un’altra parte. Sentirsi chiedere: “Perché ha lasciato il suo ultimo lavoro?”. Non sapere cosa rispondere per non compromettere le proprie possibilità di trovare un nuovo impiego.

Nonostante la retorica che circola, fallire/essere licenziati non è un un buon biglietto da visita per le risorse umane della nuova azienda. In teoria, come si scrive qui, “la sfida è confezionare una risposta che metta in bella luce chi cerca lavoro senza però tradire la realtà”. Dire “non mi hanno mandato via loro, me ne sono andato io” è un errore. Il punto è capire cosa conviene dire e cosa no.

Come è comprensibile, chi finisce vittima delle “ristrutturazioni” aziendali è assolto quasi in automatico: non è colpa sua non essersi trovato in una posizione indispensabile. Meno semplice, invece, è il caso di chi viene cacciato per le basse prestazioni o per comportamenti poco accettabili. In quelle situazioni l’unica strategia è di definire un certo distacco dal proprio comportamento.

La verità è che, nella maggioranza dei casi, se le cose vanno male le colpe sono di entrambi i protagonisti: l’azienda inquadra il dipendente sbagliato, e il dipendente accetta di entrare nell’azienda che non fa per lui, per una posizione che non può o non sa mantenere con ritmi e regole precise. Ogni lavoratore ha il suo lavoro (o i suoi lavori) e se ne accetta uno per cui non è tagliato finirà male: o sarà licenziato oppure soffrirà in silenzio, senza rendere quanto potrebbe. Tutto questo, con qualche formula, andrà fatto notare. Senza però dare l’impressione di scaricare il barile cioè la colpa) all’azienda. Anche solo perché, prima o poi, possono essere fatti dei controlli per verificare la versione fornita.

Le risorse umane, in teoria, dovrebbero essere equanimi. E, in certi casi, avere uno sguardo comprensivo. Può aiutare, magari, anche guardare alla storia pregressa del candidato: come era andata a finire nei lavori precedenti? Il licenziamento è stato solo un caso o si è ripetuto? Un dato da fare notare se gioca a favore del lavoratore. Se al contrario le difficoltà si sono ripetute in più posti di lavoro, la situazione si aggrava: che contributo potrà dare un combinaguai recidivo? In quei casi il lavoratore potrà solo fare ammenda: “Non succederà”. E sperare che credano alle sue promesse.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta