Il fucile Girandoni: la prima arma “da fuoco” senza polvere da sparo

Il principio era quello dell’aria compressa: poteva essere uno strumento formidabile ma alcuni difetti strutturali la resero quasi inservibile. Alla fine, dopo 35 anni di utilizzo, venne abbandonata

Ci fu un tempo in cui qualcuno provò ad affrancarsi dalla polvere da sparo. L’idea era di creare un’arma con i vantaggi del fucile ma senza gli svantaggi del fuoco e dello scoppio. E allora il tirolese Bartholomaeus Girandoni se ne venne fuori con il primo fucile ad aria compressa. Era il 1779 ma, sebbene la sua invenzione anticipasse di secoli i progressi della tecnologia delle armi, non ebbe un grande successo.

L’esercito austriaco (sotto la cui giurisdizione si trovava allora il Tirolo) lo adottò già nel 1780 e lo utilizzò per almeno 35 anni. All’inizio i generali erano stati attirati dalle sue caratteristiche più interessanti: poteva sparare 20 colpi di fila, quasi come una mitragliatrice, in meno tempo rispetto a un fucile normale. In più, non lasciava scie di fumo e non faceva rumore, entrambe cose che disorientavano gli avversari. Il rinculo era quasi inesistente, per cui anche prendere la mira era più semplice. Si dice che Napoleone odiasse quell’arma e che avesse ordinato di uccidere qualunque soldato nemico che la possedesse.

Aveva, però, anche dei difetti. Prima di tutto, per funzionare era necessario ricaricare le camere d’aria con una pompetta da portare sempre vicino. E per un carico completo servivano almeno 1.500 pompate. Ogni minima crepa o frattura rischiava di rompere tutto il meccanismo, rendendolo inutile o peggio pericoloso. E per utilizzarlo i soldati dovevano seguire un addestramento apposito.

Alla fine l’esercito austriaco, nonostante l’arma avesse dei pregi indiscutibili, decise di lasciarla da parte.

Venne utilizzata anche in contesti non bellici. Ad esempio nella spedizione di Lewis e Clark nell’ovest degli Stati Uniti nel 1804, con cui diedero dimostrazioni balistiche alle popolazioni native che incontrarono durante la loro marcia.

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