Maestri che sbaglianoLa pagella del 1956 di John Lennon: “Intelligente, ma è svogliato e ha ambizioni sbagliate”

Come al solito, la scuola dimostra un rapporto complicato con gli studenti che, nella vita, si dimostreranno persone geniali. È accaduto anche con il musicista di Liverpool

“Intelligente ma distratto”, “bravo ma non si applica”, si accontenta di “galleggiare anziché impegnarsi”. È un classico: i giudizi negativi dei professori vengono spesso ribaltati dalla realtà. È capitato con Albert Einstein (anche se nelle materie scientifiche aveva voti altissimi), si è ripetuto, stavolta, con John Lennon.

Questa è la pagella del 1956, in cui il giovane Lennon venne sommerso da pareri poco incoraggianti da parte dei suoi insegnanti. Quello di francese, per esempio, lo definisce “un ragazzo intelligente, che però potrebbe fare molto meglio con un po’ più di concentrazione in classe”. Quello di matematica, invece, è più drastico: “Se continua così, è destinato al fallimento” (niente mezzi termini, a quell’epoca). E bastonate arrivano anche da quello di fisica, secondo cui “il suo lavoro manca di impegno. Si accontenta di galleggiare anziché usare fino in fondo le sue capacità”. Notevole il giudizio dell’insegnante di religione (“Atteggiamento in classe per niente soddisfacente”), ma il vero capolavoro è quello del preside, secondo cui “ha troppe ambizioni sbagliate e troppo spesso dissipa energie”.

Certo, quei malcapitati professori non immaginavano che Lennon, uno studente svogliato e casinista come tantissimi altri prima e dopo di lui, sarebbe poi diventato una delle icone del XX secolo. Facile allora è bersagliarli, prenderli in giro, farsi beffe di loro – colpendo, insieme a quelli, anche l’istituzione scolastica in toto, da sempre ritenuta incapace di individuare i veri “geni” perché il suo vero obiettivo sarebbe il contrario esatto, cioè normalizzare, punire e ottundere gli studenti più dotati.

Non è così. O almeno, non del tutto: il sedicenne Lennon era sveglio, e questo lo avevano notato. Soltanto, non si dedicava con affanno ai compiti e allo studio, preferendo (ma questo non potevano saperlo) la musica. Poi, certo, sarebbe diventato una star, avrebbe solcato i più importanti palcoscenici del mondo, avrebbe cambiato la storia della musica. Di sicuro non avrebbe mai brillato per le sue conoscenze di fisica e matematica – e allora, se ne deduce, il professore di matematica aveva ragione.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club