Tempo di bilanciTutto quel che vi abbiamo raccontato nel 2018 (e che non avreste mai voluto sapere)

Abbiamo previsto il governo gialloverde, elogiato Soros, difeso Open e Spelacchio, fatto le pulci al bilancio del Pd: uno sguardo al 2018 visto dalle nostre pagine, nel caso vi foste persi qualcosa

Nel 2019 Linkiesta compie otto anni. E così, prima di lasciarci andare ai brindisi, superata ormai la “crisi del settimo anno” in redazione, abbiamo deciso di tirare un sospiro di sollievo e vedere di cosa ci siamo occupati negli ultimi 365 giorni. Non un “Best Of” de Linkiesta, ma un “bestiario” del nostro giornale. Proprio nell’anno in cui abbiamo votato e ci siamo ritrovati un premier di cui nessuno aveva mai sentito parlare e un governo che nemmeno l’Oracolo di Delfi avrebbe potuto prevedere.

A proposito di vaticini, Pippo Civati (e scusate la ripetizione) il 6 gennaio del 2018 annunciava tronfio su Linkiesta: “Liberi e Uguali sarà la sorpresa delle elezioni”. Tanto che tutti stiamo aspettando che qualcuno di Leu sbuchi ancora a sorpresa dai banchi del Senato. Visto che sono solo in quattro. Certo, col senno di poi sappiamo tutti come è andata a finire. Ma nessuno dica che noi non l’avevamo detto (tre giorni dopo il voto) che, a guardare i programmi elettorali, Lega e Cinque Stelle avrebbero potuto governare insieme. Certo, per indovinare tutto questo, dall’abolizione della povertà alla Diciotti bloccata in mare, ci sarebbe voluta tanta tanta immaginazione e una bella dose di pessimismo.

Eppure, prima dell’esplosione del “caso Riace” a ottobre, siamo andati nel paese dell’accoglienza in crisi e abbiamo chiacchierato con il sindaco sospeso Mimmo Lucano. Ma forse, per capire il Paese reale, come consiglia Fulvio Abbate, avremmo dovuto vedere “Uomini e Donne” su Canale 5. Ci ripromettiamo di farlo nel 2019. Perché i problemi del Paese che vi abbiamo raccontato sono tutti lì davanti ai nostri occhi. Uno: siamo un Paese di ignoranti. E non è una valutazione campata in aria: ve lo abbiamo raccontato dati alla mano, come ci piace fare.

Negli ultimi 365 giorni, abbiamo fatto migliaia di telefonate, chiacchierate e interviste. Marion Le Pen ha citato Antonio Gramsci. Carlo Calenda ha detto che il Pd è “fondato sul rancore”. Susanna Camusso ha parlato di algoritmi. Alan Friedman l’ha toccata piano e ci ha confessato che questo “è il governo peggiore nel momento peggiore”.

Abbiamo fatto le pulci ai conti in rosso del Partito democratico. Ai bilanci delle fondazioni liriche italiane. E pure ai finanziamenti a pioggia elargiti contro la violenza sulle donne. E grazie anche alle segnalazioni dei lettori, ci siamo imbattuti in storie incredibili. Come quelle che arrivano dai lavoratori del mondo della cultura: le paghe misere degli artisti della mostra di Marina Abramovich a Firenze e i bibliotecari con i contratti da cuoco nella “Parma Capitale della cultura”.

Nessuno dica che noi non l’avevamo detto che, a guardare i programmi elettorali, Lega e Cinque Stelle avrebbero potuto governare insieme. Certo, per indovinare tutto questo, dall’abolizione della povertà alla Diciotti bloccata in mare, ci sarebbe voluta tanta tanta immaginazione e una bella dose di pessimismo

Ma come ogni nave in balia delle onde dell’Internet indignato e rancoroso, anche noi abbiamo i nostri fari. Tito Boeri, presidente dell’Inps, è uno di questi: un “antidoto contro le bugie gialloverdi”. E poi Greta Thunberg, 15 anni, che ogni venerdì salta la scuola per manifestare davanti al parlamento svedese contro il cambiamento climatico. Pure lo sconosciutissimo Martin Selmayr, 47 anni, tedesco, diventato l’uomo più potente della Commissione Ue dopo la nomina a segretario generale. Già che c’eravamo abbiamo issato quella simpatica canaglia di George Soros a leader del mondo libero molto prima del Financial Times. E Stephen King a Shakespeare dei nostri tempi.

Avremmo fatto invece a meno di Antonio Rinaldi, l’onnipresente televisivo economista gialloverde. Pure, per dirla tutta, del nuovo programma tv di Mario Giordano. E soprattutto delle poesie di Oscar Farinetti, quello “Fico” a fare “Eataly” non a fare il poeta.

Nessuna parafrasi per le sue rime. Ci siamo permessi, invece, sfruttando l’acume dell’economista Michele Boldrin, di riscrivere la lettera del ministro dell’Economia Giovanni Tria all’Europa, traducendola dal politichese all’italiano.

Un favore che che abbiamo fatto ai nostri lettori, che nel 2019 si ritroveranno alle prese con questa manovra strampalata. Perché a Linkiesta siamo buoni. Nel 2018, mentre tutti li attaccavano, abbiamo difeso Asia Argento, Elisa Isoardi, Melania Trump, Anastasio, Paolo Savona, Open di Mentana e pure Spelacchio. Cioè, abbiamo difeso un albero di Natale. Non Virginia Raggi, per carità. Anche se, dopo un’attenta analisi storica e incrocio di fonti, abbiamo scoperto che il vero responsabile del disastro di Roma è solo uno: l’imperatore bizantino Giustiniano. Perché la capitale d’Italia è a pezzi almeno dal VI secolo dopo Cristo. E poi non dite che i giornali hanno smesso di fare le inchieste.