Cantare nel ghetto e nel campo di concentramento: musiche di disperazione e di coraggio

Mentre si consumava l’Olocausto, i musicisti ebrei nei ghetti europei o rinchiusi nei campi davano note e parole alla loro situazione unica e infelice

Prima nei ghetti, poi nei campi di concentramento. Queste erano le note che accompagnavano la vita, spesso la morte, dei deportati ebrei durante la Seconda Guerra mondiale. Alcune delle canzoni si riferivano alla situazione precedente, alla vita (che in quel momento appariva spensierata) dell’Europa orientale prima della guerra. Altre – che seguono – invece parlano della situazione, assurda e tragica, della deportazione e dello sterminio.

Sono musiche in yiddish, composte e cantate da Abraham Brun (1909-1998), prima nel ghetto di Lodz, in Polonia e poi nel campo di concentramento di Auschwitz. Sono canzoni che, al tempo stesso, invocano coraggio e danno voce alla disperazione e alla tristezza. Danno un’idea, vaga e lontana, di quelle che furono, i quei tempi bui (per tutta l’umanità) le sensazioni vissute dagli ebrei.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta