Build the wallCome è nata l’idea del muro con il Messico? Era solo un trucco mnemonico da usare nei comizi

Non fu mai un progetto concreto di politica estera, ma solo un’immagine per ricordare le cose da dire di fronte alla folla. Come è finita? Adesso l’America è bloccata da un braccio di ferro sulla sua costruzione

Pur di costruirlo ha bloccato le attività (non necessarie) del governo federale per tre settimane. Ha infiammato il dibattito con i Democratici. Ha fatto saltare trattative e discussioni. Ha messo a repentaglio al sua fama (autoproclamata) di mago delle negoziazioni. Tutto per fare un muro. Ma perché?

Semplice: non è un muro qualsiasi. Quello con il Messico (che, come sanno i lettori di LinkPop, in realtà in gran parte esiste già) è, da solo, il simbolo dell’amministrazione Trump. Il taglio delle tasse, l’aumento dell’occupazione, il reshoring sono tutte cose utili, ma non hanno la stessa portata. Il muro è un muro. Ce l’hanno gli Obama intorno a casa loro, ce l’aveva il Vaticano, perché – si chiede Donald, non può averlo anche un Paese come gli Stati Uniti?

Il problema è che, in realtà, l’idea del muro è nata per caso. Anzi, come racconta il New York Times, era un trucco mnemonico per fissare i concetti chiave in vista dei comizi elettorali. Nessuno, né lui né i suoi consiglieri, aveva mai pensato di realizzarlo davvero. Serviva solo un’immagine, il più sintetica possibile, per illustrare la sua politica estera (“tutti fuori”) e ricordare il suo passato di imprenditore edile. Un muro con il Messico. Nessuno immaginava come sarebbe andata.

Trump seguì il consiglio, parlò nei suoi discorsi di “muro con il Messico”, l’elettorato si accalorò, nacque il coro “Build the wall!” e l’idea divenne il segno distintivo della sua campagna. Finì nel programma elettorale e poi, quando vinse le elezioni, anche in quello di governo. E adesso, pur di realizzare un’idea nata per non essere davvero realizzata, Trump blocca tutte le attività amministrative in un lungo braccio di ferro con i Democratici. “Può durare mesi, anche anni”. Valeva la pena?

Secondo molti no. Anche sul fronte conservatore. Il timore è che il presidente americano, ormai deciso a giocarsi tutto per una misura tutto sommato inefficace sul piano della sicurezza interna, trovi alla fine un accordo pieno di concessioni sulla questione immigrazione. E allora lo scontro è tra rielezione (se realizza le sue promesse, si crede, avrà grande popolarità) e tra reale lotta all’immigrazione clandestina. Per ora Donald ha scelto la prima.

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