ScuoleVuoi un lavoro di lusso? Meglio gli istituti tecnici dei licei

Il comparto lusso globale vale circa 1.200 miliardi di euro. In Italia rappresenta il 5% del Pil. La qualità del prodotto italiano di alta gamma è riconosciuta dai consumatori di tutto il mondo. Ma tra 5 anni saranno vacanti 50mila posti di lavoro

Il mercato del lusso sembra non subire battute d’arresto. Il comparto globale vale circa 1.200 miliardi di euro, e continua a crescere al ritmo del 5% all’anno. In Italia rappresenta ben il 5% del Pil e la qualità del prodotto italiano di alta gamma è riconosciuta dai consumatori di tutto il mondo: otto su dieci identificano l’Italia come Paese leader per qualità manifatturiera, in quasi tutti i settori. Il nostro know how manifatturiero è quindi un patrimonio da tutelare e promuovere con ogni mezzo.

«Eppure tra circa cinque anni saranno oltre 50mila i posti di lavoro nel settore tecnico-professionale che non potranno essere sostituiti perché ad oggi sono troppo pochi i giovani che stanno studiando per diventare “gli artigiani del futuro”». A dirlo è Stefania Lazzaroni, direttore generale di Altagamma, la fondazione che dal 1992 riunisce le imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana, riconosciute come autentiche ambasciatrici dello stile italiano nel mondo.

«Ad oggi», continua Lazzaroni, «le aziende del lusso sentono fortissima l’urgenza e l’esigenza di trovare figure con competenze tecnico-professionali. Ma la ricerca è sempre più difficile. Le specifiche professioni e competenze richieste variano da settore a settore e spesso da azienda ad azienda, ma in generale la partita si gioca nell’ambito della formazione tecnico-professionale: questa deve permettere la trasmissione dei saperi artigianali tradizionali e al tempo stesso stare al passo con i radicali cambiamenti in atto con la transizione all’industria 4.0, che grazie alle nuove tecnologie porterà alla scomparsa di alcuni lavori e alla creazione di altri di natura diversa».

La qualità del prodotto italiano di alta gamma è riconosciuta dai consumatori di tutto il mondo: 8 su 10 identificano l’Italia come Paese leader per qualità manifatturiera

Pensate che le scuole professionali italiane formano ogni anno circa 10mila diplomati contro i più di 800mila della Germania, i 240mila della Francia e i 140mila della Spagna. Anche per questo si determina un grave gap tra domanda e offerta di diplomati per l’Industria 4.0, che nei prossimi cinque anni è previsto essere di 280.000 super-tecnici che la manifattura non avrà a disposizione.

«Difficile confrontarsi con questi dati», dice Lazzaroni, «considerando che in Italia il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 42%». Come risolvere questo gap? «La prima cosa su cui lavorare», sottolinea il direttore generale di Altagamma, «è sensibilizzare i giovani e le loro famiglie su questi temi e riposizionare queste professioni cercando di istallare una nuova vocazione nei ragazzi».

Capita spesso che le famiglie non si sentano pronte a mandare i propri figli in un istituto professionale. L’obiettivo è quindi ridare dignità alle professioni artigianali


Stefania Lazzaroni, direttore generale di Altagamma

Il settore del lusso italiano è molto diversificato e può essere riassunto in otto diverse categorie: Moda, Accessori, Gioielleria e Orologeria, Ospitalità, Food&Beverage, Design, Automotive, Yachts. «Orafi, sarti, esperti di design del prodotto ed esperti nel settore dell’accoglienza», continua Lazzaroni, «tutte professioni che necessitano di una serie di competenze ed attitudini trasversali». I giovani che decidono di intraprendere questo tipo di carriera partono da uno stipendio base che varia dai mille ai mille e duecento euro mensili: «Ma nel corso degli anni», sottolinea Lazzaroni, «gli stipendi crescono fino a superare i tremila euro mensili».

Alla luce di questi dati, invogliare i giovani a intraprendere questo tipo di studi diventa fondamentale: «Capita spesso», dice il direttore di Altagamma, «che le famiglie non si sentano pronte a mandare i propri figli in un istituto professionale. L’obiettivo è quindi ridare dignità a queste professioni, com’è successo per la figura degli chef, e rendere più chiaro il percorso di carriera».

Per l’Italia è strategico continuare a rafforzare questo aspetto anche in termini culturali. «Dobbiamo espandere quello che è il nostro fiore all’occhiello», chiosa Lazzaroni, «siamo la culla dell’arte manifatturiera eppure non abbiamo ancora percorsi formativi adeguati per i nostri giovani. Dobbiamo ricominciare a valorizzare questi istituti e rendere più chiaro il percorso: servono delle scuole del lusso (a Napoli ne sta nascendo una legata alla sartoria di alta qualità grazie all’impegno della neonata Fondazione Isaia, ndr), ma questa è un’operazione che va fatta congiuntamente con settore pubblico e privato. Ci sono già aziede come Brunello Cucinelli o Illy Caffè che hanno attivato al loro interno delle aziende scuole professionali».

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