Decreto sicurezzaNon sottovalutate i sindaci ribelli: la loro protesta può creare parecchi guai a Salvini e Di Maio

Fino a ora il leader leghista si era sempre scelto i rivali: ora sono loro che hanno scelto lui: primi cittadini che presidiano le loro comunità e che potrebbero inaugurare una nuova strategia di lotta col governo: la disobbedienza civile

Molti analisti nei giorni scorsi si sono interrogati sulle ripercussioni nell’opinione pubblica della “ribellione” di diversi sindaci, capitanati dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando e da Luigi De Magistris, primo cittadino napoletano.
La polemica, è indubbio, mantiene al centro del dibattito pubblico un tema sul quale le posizioni leghiste e governative (su questo argomento, le due cose coincidono) sono indubbiamente forti e condivise dai cittadini. È la gestione dei flussi migratori ad aver dato all’attuale governo gli alti indici di gradimento che, nonostante piccole flessioni, l’esecutivo può ancora vantare. E continuare a discutere pubblicamente di sicurezza e immigrazione non può che continuare a rafforzare il governo.

Salvini ha sempre scelto i propri nemici nella sua comunicazione. Dalle ong alle banche, dall’Europa a Autostrade per l’Italia, il nemico è di volta in volta diverso ed è lui stesso a individuarlo, prediligendo soggetti poco apprezzati dall’opinione pubblica. Oggi invece sono i sindaci a scegliere lui come avversario

E quindi, dove può portare questa battaglia? È una ribellione controproducente oppure i sindaci hanno carte nascoste da giocare per mettere in difficoltà il governo?
Orlando è un politico navigato, non certo uno sprovveduto, e lo stesso si può dire di De Magistris e di molti altri sindaci che hanno aderito, in modo diverso, alla protesta, da Sala a Gori, sino a Nardella. Aldilà delle armi legali e costituzionali, i sindaci sono una risorsa importante per il centrosinistra: hanno un rapporto diretto con i cittadini, e (anche se in modo diverso e meno forte rispetto a un tempo) godono di un consenso superiore rispetto ai leader nazionali di partito, visto che in molti casi il loro profilo locale permette di superare le polarizzazioni. Salvini ha sempre scelto i propri nemici nella sua comunicazione. Dalle ong alle banche, dall’Europa a Autostrade per l’Italia, il nemico è di volta in volta diverso ed è lui stesso a individuarlo, prediligendo soggetti poco apprezzati dall’opinione pubblica. Oggi invece sono i sindaci a scegliere lui come avversario, e in molti casi si tratta di primi cittadini apprezzati anche al di fuori dell’elettorato progressista, più difficili da liquidare come “anti-italiani”.

In pratica, costringono Salvini a giocare su un terreno a cui non è abituato, giocando a proprio favore la difficoltà che avrebbe Salvini nel contrattaccare etichettandoli come “distanti” dalle esigenze della gente comune. Un’accusa debole da destinare a chi, ogni giorno, lavora con le esigenze dei propri concittadini. Per un leader abituato a dettare non solo i temi, ma anche le cornici narrative e il contesto in cui confrontarsi, questa nuova situazione è limitante e contiene rischi che il vicepremier non è solito prendersi.
​Non solo: Orlando ha indicato una strada nuova all’opposizione, una via che all’interno del governo ha provocato qualche nervosismo. La disobbedienza civile, per ora circoscritta al solo decreto sicurezza, se portata avanti su altri temi, aldilà dei risvolti legali, può infatti paralizzare una parte di Paese. E, al di là dell’opinione pubblica, è una prospettiva che al governo non può far piacere.

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