Note femminiliDirettrici, non direttori: perché il futuro delle orchestre è nelle mani delle donne

Sono giovani, bravissime e stanno rompendo una tradizione ormai polverosa. Perché la musica classica ha bisogno della freschezza delle donne

Sono sempre di più, sono bravissime, hanno rigore e fantasia. Le direttrici d’orchestra, che hanno espugnato una posizione (e una tradizione) sempre considerata maschile, stanno conquistando il mondo. Certo, i numeri sono (per il momento) ancora pochi: la maggioranza è ancora composta da uomini e le grandi orchestre si affidano comunque a nomi di prestigio o di fama. Le cose, però, sono destinate a cambiare: nuovi nomi, nuove idee e nuovi stili prenderanno il posto di Muti e Barenboim (con tutto il dovuto, sacro rispetto).

A fare parte della nuova schiera sarà, di sicuro, la 32enne Mirga Gražinytė-Tyla. Maestro (o maestra?) lituana che, con la sua energia e passione, ha già fatto il giro delle sale da concerto mondiale. Al momento è direttrice dell’Orchestra delle Midlands, in Inghilterra, oltre che dell’Orchestra sinfonica di Birmingham e della Filarmonica di Los Angeles. Tra un po’ sarà nota anche per le sue incisioni (ha firmato un contratto con la Deutsche Grammophon)

La Francia invece risponde con Laurence Equilbey. La sua specializzazione è la musica corale: ha fondato e diretto un importante coro, chiamato Accentus, e ha anche inventato uno strumento elettronico per imparare a intonare i terzi e i quarti di tono (che, come è noto, sono assenti dalla musica classica occidentale tradizionale ma, al contrario, abbondano nella musica classica contemporanea). E si impegna in particolare a eseguire musiche composte da donne:

Infine, Alondra de la Passa. Messicana, direttrice della Queensland Symphony Orchestra, innovatrice: la vecchia idea degli orchestrali da un lato e del direttore dall’altro, dice, “è destinata a sparire”. Il suo impegno è di rivolgersi sia al pubblico che ai musicisti, in modo coinvolgente e interessante. In una parola, nuovo.

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