Marketing elettoraleNo, Pisapia non è il Sanders o il Corbyn italiano: è solo l’ultima figurina di una sinistra senza idee

Mentre in America i due grandi vecchi dei laburisti e dei democratici hanno trasformato i loro partiti in forze radicali (e potenzialmente vincenti), da noi si richiama Pisapia senza mezza idea, come mero atto simbolico. Epitaffio di una sinistra che vuole solo sembrare più radicale di così

La mossa a sorpresa del Partito Democratico, per uscire da una crisi che nemmeno il Chelsea di Sarri, è stata la richiamata in servizio di Giuliano Pisapia. Dell’ex sindaco di Milano avevamo perso le tracce da un po’: precisamente, da quando aveva abbandonato l’avventura di Campo Progressista, l’ennesima “casa” che avrebbe dovuto accogliere tutte “le anime” del centrosinistra italiano, di gran lunga più numerose delle braccia della dea Kalì.

Su quali fossero state le difficoltà concrete che impedirono a quell’esperienza di concretizzarsi sappiamo poco, ma del resto quando c’è di mezzo Pisapia si entra sempre in una specie di Area 51, dove i misteri abbondano e le spiegazioni latitano. Stiamo ancora aspettando di capire perchè Giuliano rifiutò di candidarsi a Sindaco di Milano per un secondo mandato, perchè la sua vice Ada Lucia De Cesaris, secondo molti in predicato di raccoglierne l’eredità, si dimise per una delibera su un’area cani del quartiere Santa Giulia, o perchè non appoggiò il suo assessore al welfare Majorino che bene aveva fatto su un tema cruciale come quello dell’accoglienza.

In ogni caso, la figura delll’anziano Cavaliere Jedi pronto a combattere la battaglia decisiva non è un’esclusiva italiana: anche in Inghilterra e negli Stati Uniti gli Jedi vanno per la maggiore, basti pensare a Jeremy Corbyn e Bernie Sanders, due Maestri Yoda alla guida di una generazione di ribelli assai più radicale di quella che l’ha preceduta, perfettamente rappresentata dal passionarismo glamour di Alexandria Ocasio-Cortez.

In Inghilterra, Corbyn ha riscritto la storia del partito laburista nel giro di tre anni, trasformandolo nella forza più socialista e radicale che si è mai vista in Europa negli ultimi quarant’anni. Corbyn inizia i comizi chiamando i sostenitori comrades, compagni, parola che prima di lui si credeva riposta definitivamente nel ripostiglio della Storia. È in parlamento da 35 anni durante i quali ha votato contro il suo partito per ben 428 volte: un giorno è intervenuto per dire che Tony Blair, il suo leader, avrebbe dovuto essere processato per crimini di guerra.

Mentre le sue posizioni sui temi sociali cari alla sinistra politcamente corretta, quella ridotta a un’associazione culturale che parla sempre di “diritti” ma mai di “lavoro”, sono tutto sommato moderate, lo stesso non si può dire delle sue idee in materia economica. Le sue proposte principali consistono in una tassa del 50% sui redditi superiori alle 120 mila sterline, l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, una norma che obblighi i Ceo di ogni impresa pubblica a guadagnare al massimo 20 volte in più rispetto al salario dell’operaio meno pagato e un piano di investimenti-monstre nel settore pubblico per rendere il college gratuito per tutti.

Non parliamo di un cambiamento, parliamo di un’inversione a U, inconcepibile fino a poco fa eppure molto simile a quella messa in atto da Bernie Sanders fin dal 2013. È di ben sei anni fa, infatti, la clamorosa dichiarazione di guerra del vecchio Senatore del Vermont contro il cambiamento climatico, che da allora è diventato il principale cavallo di battaglia della sinistra radicale americana, l’unica con oggettive chance di giocarsela con Trump nel 2020. Un impegno che si accompagna alla proposta-choc di aumentare la tassazione fino al 70% sui grandi redditi. Solo dieci anni fa, in un Paese refrattario alle tasse al punto da aver ideato il cervellotico sistema delle mance, proporre un’idea del genere avrebbe voluto vincere un soggiorno Tso, eppure oggi quella proposta ha costituito l’argomento principale della Ocasio-Cortez durante la sua vittoriosa campagna elettorale. E poi c’è il monumentale progetto di assistenza sanitaria gratuita per tutti e quello di procedere, finalmente, alla riforma della legge elettorale: tutta roba talmente fuori dagli schemi che alle elezioni del 2016 fu lo stesso partito Democratico a sabotare il vecchio Bernie, impedendogli di arrivare alla nomination.

Insomma: che si tratti di Corbyn o di Sanders, i loro sostenitori possono elencare, in qualunque momento, almeno tre proposte forti, radicali e identitarie al punto da rivelare chiaramente quale tipo di sinistra, di società e di pianeta abbiano in mente.

E Giuliano Pisapia?
Quali sono le sue proposte concrete per cambiare l’Italia e l’Europa? Qual è la grande idea di futuro con cui si ributta a capofitto nell’agone politico?

Non parliamo di dichiarazioni di intenti, di “valori”, di tutte quelle gare di eufemismi di cui gli esponenti di sinistra di casa nostra, dai tempi delle “convergenze parallele”, sono primatisti mondiali. Parliamo di contenuti. Purtroppo non lo abbiamo capito, e non pensiamo nemmeno sia colpa di Pisapia. Dal 4 marzo dell’anno scorso ad oggi, mentre nel mondo si assisteva ad un fermento come non lo si vedeva da tempo – basti pensare al fenomeno del millennial socialism – da noi la sinistra è rimasta confinata nella palude del parlarsi addosso, della guerra di logoramento tra mezze calzette, dello stallo alla messicana aspettando di capire quale fosse il cavallo favorito per saltargli in groppa.

Hanno mescolato e rimescolato un mazzo di figurine già visto, sparpagliandole sul tavolo ogni volta in ordine diverso, sperando di trovare all’improvviso la quadratura del cerchio. Il problema è che, come dimostrano Corbyn o Sanders, non si tratta di una questione di figurine. Entrambi si sono guadagnati un ruolo di primo piano non perchè “coprono un’area”, non perchè sono “posizionati bene” ma perchè propongono un’idea di futuro che convince una massa di elettori esasperata dagli squilibri sociali, dalla scomparsa del ceto medio, dalla diminuzione costante del reddito. Non sono le facce, non importa se i leader siano vecchi o giovani o nuovi o famosi o uomini o donne o gender fluid. Quello che conta sono le idee e negli ultimi anni, dalla sinistra italiana, di idee non ne è venuta fuori manco mezza. L’ultima proposta che esprimeva una scelta di campo netta è stata lo ius soli, e si sa che fine ha fatto. Da allora il nulla.

In America la sinistra fa la guerra a un gigante come Amazon nel nome dei diritti dei lavoratori, nel Regno Unito Corbyn propone di rinazionalizzare le ferrovie e le poste. A prescindere dal merito delle proposte, colpisce che nel frattempo in Italia si discuta dell’audio di Richetti, o per l’appunto del ritorno di Pisapia, senza capire perché. Più che le primarie aperte a tutti, forse gli conviene organizzare una partita del Mercante in Fiera tra di loro. E poi, dopo aver visto i risultati, riposizionarsi di conseguenza. Saltando direttamente sulle scialuppe di salvataggio.

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