Storie di attivismoUsa, la lotta contro le statue dei confederati va avanti. Ma a volte bruciano quelle sbagliate

Sono i problemi di una lotta senza quartiere contro i simboli di un mondo legato alla schiavitù e alla separazione razziale: spesso si rischia di andare a colpire i simboli sbagliati

Negli Stati Uniti la lotta contro le statue dei confederati continua. Ma non sempre nel verso giusto. O almeno verso la statua giusta. È successo nel North Carolina, dove due vandali (così scrive il New York Post, ma si potrebbero chiamare anche attivisti) hanno deciso di dare fuoco alla statua del generale Lee.

Il problema è che, con ogni probabilità, hanno sbagliato Lee. Puntavano al capo dei confederati, Robert E. Lee, uno dei generali più famosi e celebri dell’epoca, entrato nella leggenda perfino tra i suoi avversari per il suo coraggio e la sua abilità anche in situazioni di difficoltà.

E invece si sono trovati a dare fuoco al generale William C. Lee, veterano della Seconda Guerra Mondiale, a capo della divisione aeronautica 101 e “padre delle forze aviotrasportate americane”. Un eroe, insomma, cui il Paese americano rende omaggio con statue e commemorazioni. “Dobbiamo molto alle forze militari, che hanno tenuto in salvo gli Stati Uniti per tutti questi anni”.

Certo, qualcuno potrebbe avere da ridire sul ruolo militare americano nella storia più recente, ma la vittoria contro il nazifascismo è più difficile da mettere in discussione.

I due attivisti, comunque, hanno colpito lo stesso. “È probabile che cercassero Robert Lee”, ha scritto il museo militare della città, cioè che portassero avanti la lotta contro le statue dei confederati cominciata nei campus americani qualche anno fa. A dimostrazione che, per fare certe cose, essere ignoranti non basta: è necessario non sapere fare nemmeno una ricerca su Google.

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Linkiesta Paper Estate 2020