ImmaginiFotografia: perché all’inizio del secolo le persone non sorridevano mai

Le ragioni sono diverse: di sicuro c’entra il tempo di esposizione e, forse, anche una questione di tipo culturale. Le immagini erano destinate al futuro e nel futuro non ci si va con il sorriso da pagliacci

Forse una questione di tecnologia. Forse una questione culturale. Non è semplice spiegare perché, una volta, le persone davanti alla macchina fotografica non sorridessero mai. Di certo, spiegano qui, c’entrano i tempi tecnici dell’esposizione. Era difficile per chiunque rimanere immobile così a lungo e mantenere un sorriso autentico.

Questo problema però fu risolto all’inizio del 1900, con nuove apparecchiature che accelerarono in modo considerevole i tempi tecnici per uno scatto (certo, apparirebbero lentissimi oggi, ma per l’epoca fu un grande progresso). Mantenere un sorriso non era più un’impresa disperata. Eppure, le persone continuarono a lungo a tenere le labbra serrate.

Un’altra spiegazione – di tipo culturale – risiede nella persistente influenza esercitata dalla pittura e dai ritratti in genere. Quelli che appaiono come disegni su tela da guardare distratti nelle polverose sale di un museo erano, a quei tempi, l’unico modo per passare all’eternità. La via preferenziale per diventare immortali, se non del tutto, almeno nell’immagine. È comprensibile allora che un salto di questa importanza andava affrontato con la massima serietà, la più alta compostezza, la rigidità compresa di chi sa di travalicare le norme della natura. Niente sorrisi, allora: non si va nel futuro con il volto di un buffone.

Resta solo da chiedersi che immagine di noi lasciamo, con i mille selfie disseminati dietro di noi, alle future generazioni.

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