FumettiMa cosa ca#$@!% sono i “grawlix”?

Se dovete dire una parolaccia in un fumetto ne userete senza dubbio uno. Quando capita di perdere la pazienza e le buone maniere, è bene che la censura intervenga

Come si scrivono le parolacce in un fumetto? Con una serie di segni senza senso ma dal significato molto chiaro. Sostituiscono parole che la decenza suggerisce di non scrivere ma ne mantengono inalterata la funzione, cioè esprimere rabbia e dissenso. Ad, esempio, @#$!!%&! ÷ø!!

Come ricorda questo istruttivo video di Vox, si chiamano “grawlix”, un termine inventato dal fumettista Mort Walker. Ma loro sono nati molto prima.

Per l’esattezza, il primo novembre 1901: la prima attestazione nota (ma questo non esclude che ce ne siano altre anche più antiche) si trova nel fumetto Lady Bounty, in cui una ricca e sofisticata signora si trova a doversi prendere cura di tre ragazzini pestiferi, finendo trascinata in una serie di avventure.

All’epoca questo tipo di storie illustrate avevano ancora stilemi dalla definizione ancora fluida. Non tutti i fumetti, per esempio, avevano i fumetti. Alcuni continuavano a utilizzare didascalie (e nel caso di Yellow Kid, quello che viene considerato il primo fumetto in assoluto, erano scritte sul suo vestito). In più, nei fumetti non si trovavano solo parole, ma anche notazioni musicali (per indicare le melodie che venivano cantate) e disegni, (per rendere l’idea immediata dei concetti pensati). È in questo regime che nasce il primo “grawlix”: nell’incontro tra i fanciulli di Lady Bounty e un “ragazzo del popolo”. La signora si duole del fatto che bambini innocenti debbano sentire un tale linguaggio, e il lettore può vedere nel fumetto del ragazzo questi segni:

Nonostante non li avesse mai visti prima, capisce al volo di cosa si tratta: segni di censura per indicare cose che, appunto, non si possono scrivere – e che per questo risultano ancora più potenti, perché la volgarità, se si può dire, se la immagina il lettore.

Non è chiaro perché siano stati definiti “grawlix”: secondo il Merriam-Webster la parola conterrebbe la radice “grawl”, il suono mormorato che fanno le persone arrabbiate. E i segni altro non esprimono, se non quella rabbia che fa perdere il controllo e la misura delle buone maniere.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta