Drain the swampLa Casa Bianca ha bisogno di ordine. E arriva subito Marie Kondo

Un video mette in scena un improbabile incontro tra due dei protagonisti del nostro tempo. Lei deve riassettare la politica di Donald, lui dimostrare di essere il miglior presidente della storia. Chi vincerà?

La missione di lui? Rendere l’America di nuovo grande. Quella di lei? Diffondere gioia nel mondo attraverso il riordino. Era inevitabile che si incontrassero: del resto, il presidente Usa Donald Trump e la giapponese Marie Kondo, maestra di case ordinate, sono le icone di questo tempo. E la Casa Bianca è il luogo giusto perché si incontrino, se non nella realtà, almeno in questo video in cui i due personaggi (o persone?) sono rappresentati da due pupazzi.

Fin dall’inizio si capisce che la missione di lei, cioè rimettere a posto la Casa Bianca, sarà difficile. Il presidente non risponde agli abbracci, fa anzi notare che “ha più cose di tutti gli altri presidenti nei loro primi due anni”, anche se a un esame più attento, non ha né libri né documenti ufficiali. Gli unici fogli di carta sono i “giornali che lo trattano in modo ingiusto”, cioè il New York Times. È arrivato il momento di sbarazzarsene, anche se, nota Trump mentre dice addio alla carta, è proprio l’attacco che subisce ogni giorno “a dargli gioia”.

Molto bene, dice la Kondo. L’importante è capirlo.

C’è altro di cui sbarazzarsi? Poco, in realtà. I collaboratori li ha fatti fuori tutti. Gli alleati, anche. Un peccato, fa notare Marie. “Quando si fa ordine in politica estera”, suggerisce, “è meglio mettere i Paesi del mondo in due reparti diversi: quello degli alleati e quello degli avversari”. Ma la lezione non basta. Trump è in guerra con la Cina, col Messico, il Canada e anche la “unfair Europe”.

Ma Marie Kondo non s lascia impressionare e continua a parlargli in giapponese. E perché, le chiede il presidente. “È un segno del declino del potere americano”, risponde lei.

E forse la battuta, che resta nell’aria, è il sigillo di un’epoca che cambia. Marie Kondo, senza saperlo, sta riordinando il mondo e i suoi assetti di potere. E l’America, se vuole restare la più grande potenza, deve ritrovare le cose che le danno gioia.

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