Got ClubLa lezione del Trono di Spade: per battere gli Estranei non servono né Draghi, né strateghi

La legittimità è il primo fondamento del potere ma poi, per prenderselo, serve molto altro: la canna di un fucile, per citare Mao. Ma soprattutto, rivendicare la legittimità della tua corona non serve a niente se non hai qualcuno disposto a difenderla oltre i suoi interessi

ATTENZIONE, PERICOLO DI SPOILER

La legittimità è il primo fondamento del potere ma poi, per prenderselo, serve molto altro: la canna di un fucile, per citare Mao, o il suo equivalente nel Vecchio Continente, acciaio di Valyria e mazze chiodate. Nella carneficina della Lunga Notte si compiono gran parte dei destini tessuti dal Trono di Spade in otto anni di intrighi e manovre di palazzo, alleanze fatte e scombinate, battaglie minori con i loro eroi e con i loro martiri. Qui si scopre che i draghi non sono imbattibili come credevamo. Che persino per i più vigliacchi e ambigui possono avere la loro occasione di riscatto. Che graziare un nemico può essere un atto di lungimiranza. Ma soprattutto che il sovrano, o i sovrani, possono sopravvivere solo se sanno ispirare un certo tipo di lealtà e rispetto perché nella notte oscura e piena di terrori rivendicare la legittimità della tua corona non serve a niente se non hai qualcuno disposto a difenderla oltre i suoi interessi.

Arriva un punto in cui tutto quel che serve è la determinazione suicida dei soldati e la fedeltà degli amici vecchi e nuovi

C’è una lezione politica anche nella più spettacolare e definitiva puntata di Got, che si conclude (attenzione: spoiler) liquidando la questione degli Estranei in modo piuttosto imprevedibile, affidando la coltellata finale alla più esperta in materia di rapidi omicidi, Arya Stark. Consiglieri e strateghi, che per otto lunghe stagioni sono stati i dominus del racconto, escono di scena. I piani diventano cenere. I regali calcoli di Sansa, l’intelligenza di Tyrion, l’abilità spionistica di Varys, hanno governato la trama dei confltti a bassa intensità – diciamo l’ordinaria gestione delle cose a Westeros – ma arriva un punto in cui tutto quel che serve è la determinazione suicida dei soldati e la fedeltà degli amici vecchi e nuovi. Gli Stark, che finora abbiamo giudicato piuttosto ottusi nella loro ossessione per onore e lealtà, se la sono conquistata passo passo e ora incassano il corrispettivo. Vecchi nemici perdonati, sbandati raccattati per strada, bruti, cavalieri senza virtù, streghe e border line di tutti i Sette Regni, troveranno sotto la bandiera del lupo l’occasione di essere eroi per una notte e di ricostruire la loro reputazione.

Mancano ancora tre puntate alla fine della storia, ma non c’è dubbio che la Lunga Notte ne abbia cambiato il senso. Da una battaglia così si esce diversi. E la questione del potere assume un’altra qualità quando il binomio amico/nemico si costruisce su un mucchio di cadaveri, molti dei quali ti sono cari. Non vorremmo essere nei panni di Cersei, anche se l’esercito del Nord è ridotto a una pattuglia di superstiti in un castello devastato.

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