StorieLo scrittore americano che si chiamava Winston Churchill (era più famoso dello statista inglese)

Due omonimi, entrambi scrittori, entrambi pittori, entrambi interessati alla politica. Il primo, americano, scriverà i primi bestseller. Il secondo, inglese, salverà il mondo dal nazismo

Questa è la storia di uno scrittore, pittore dilettante, politico e militare americano che si chiamava Winston Churchill: era omonimo e soprattutto contemporaneo del celebre primo ministro inglese, che invece fu guida militare del Paese durante le fasi più buie della Seconda Guerra Mondiale e vincitore del premio Nobel per la Letteratura. I due si conoscevano e, addirittura, si erano anche scambiati qualche lettera. Il motivo? Volevano trovare un accordo perché il pubblico, di fronte alla loro omonimia, non risultasse confuso. Alla fine fu il Churchill inglese, che all’epoca era meno noto, a scegliere di aggiungere il cognome “Spencer” alla sua firma. Divenne Winston Spencer Churchill.

Il signor Winston Churchill è estremamente grato al signor Winston Churchill per aver avanzato una questione che ha dato al signor Winston Churchill molta preoccupazione. Il signor Winston Churchill apprezza il riguardo mostrato dal signor Winston Churchill per aver adottato il nome “Winston Spencer Churchill” nei suoi libri, articoli, etc. Il signor Winston Churchill si premura di aggiungere che, avesse lui posseduto altri nomi, ne avrebbe senza dubbio adottato uno”.

La questione fu poi risolta in modo definitivo con la sconfitta del nazismo e la partecipazione di Churchill, quello inglese, alla conferenza di Yalta.

L’altro Churchill, onesto lavoratore e appassionato scrittore, non avrà tutta questa gloria. Ed è un peccato, perché fu uno dei primi a scrivere bestseller in America e a esplorare tematiche fino a quel momento rimaste nascoste. Nel 1899 uscì Richard Carvel, un romanzone in più volumi che intrecciava una storia romantica sullo sfondo dell’epica rivoluzionaria della nascita degli Usa, una sorta di Guerra e Pace in salsa americana. Nonostante le dimensioni, vendette due milioni di copie, in un Paese che, all’epoca, contava solo 76 milioni di abitanti. The Crisis, del 1901, raccontava, più o meno con la stessa formula, le vicissitudini della Guerra Civile americana. E anche questo fu un grande successo. Nel 1904 replica ancora, con The Crossing, in cui narra l’espansione a Ovest degli Usa.

A quel punto Churchill decide di chiudere con i romanzi storici: si butta su opere di impegno contemporaneo stupefacenti. Nel 1906 denuncia la corruzione dei politici del New Hampshire in Coniston. Due anni dopo, con Mr Crewe’s Career (1908) narra i tentativi della lobby dei costruttori di ferrovie di prendere il controllo dello Stato. A Modern Chronicle (1910) esplora la tematica femminile e il disagio della donna nella modernità, The Inside of the Cup (1912) parla di religione e del suo rapporto con le industrie, mentre A Far Country (1915) racconta la storia di un giovane avvocato di belle speranze che, entrando nel mondo, diventa cinico e spietato. Nel 1917 esce The Dwelling Place of Light, sugli scioperi e le lotte dei lavoratori. A quel punto Churchill, che nel frattempo aveva anche viaggiato in Europa come corrispondente di guerra, prende commiato dalla letteratura. Aveva avuto successo ed era diventato ricco. Solo nel 1940, con la pubblicazione di The Uncharted Way, in cui mette per iscritto i suoi pensieri sulla religione, farà una ultima, breve apparizione.

Muore nel 1947, due anni dopo che il suo omonimo aveva vinto la guerra, conquistando la gloria imperitura della storia (e, di lì a sei anni, anche il Nobel per la letteratura). Lui era l’altro, quello meno famoso. Intanto il mondo che aveva conosciuto, descritto, raccontato era ormai cambiato per sempre. Altri uomini si muovevano all’orizzonte. E di altri Churchill si sarebbero riempiti i libri di storia.

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