Nuvole nereLa profezia di Cottarelli: “Il Governo non cadrà, ma continuerà a indebitarsi. Pagheranno le prossime generazioni”

Secondo l’ex commissario alla spending review il governo “si inventerà qualcosa d’altro”, viste le rassicurazioni espresse finora. Ma nel frattempo non si impegnerà nelle riforme necessarie al Paese, quelle che tagliano la burocrazia

Tiziana FABI / AFP

Sarà difficile, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non aumentare l’Iva. Ma ha anche aggiunto che il governo avrebbe fatto di tutto per evitarlo. Forse il problema è proprio quel “di tutto”: cosa faranno? Non solo non è chiaro: è anche difficile da immaginare. Anche l’economista Carlo Cottarelli, ex consulente per la spending review di più governi non lo sa immaginare. Di sicuro, però, spiega a Linkiesta nella cornice de Linkontro, meeting annuale della gdo organizzato da Nielsen, l’aumento non si farà. Lo hanno promesso, lo manterranno.

Ne è sicuro?
Mi sembra difficile che aumentino l’Iva. Dopo tutto le affermazioni che sono state fatte. Semmai, è difficile capire cosa faranno in alternativa.

Altre tasse?
Credo che si tenterà di spingere il deficit al livello più alto possibile, cioè al livello più alto accettabile dalla Commissione Europea. Che però non è l’unico giudice.

Ci sono anche i mercati.
Che sono quelli che comprano i titoli di Stato italiani. Che valutazione daranno del fatto che, facendo così, l’Italia continuerà ad accumulare debito che ricadrà sulle prossime generazioni?

Credo che si tenterà di spingere il deficit al livello più alto possibile, cioè al livello più alto accettabile dalla Commissione Europea

Lei cosa ne pensa? Introdurranno altre clausole di salvaguardia per rassicurare i partner europei e i mercati?
Sarebbe da ridere. In quel caso si andrebbe perfino al 2021. La verità è che la cosa non è chiara. L’anno scorso, più o meno a metà, mi ero fatto l’idea che ci si sarebbe messi d’accordo con l’Europa su un deficit del 2%.

Ed è andata così.
Quest’anno io non so cosa succederà in autunno. E questo significa solo ulteriore incertezza sui mercati.

Un anno fa, più o meno in questo stesso periodo, lei saliva al Colle. Ha rischiato quasi di diventare Presidente del Consiglio. Poi sappiamo tutti come è andata. Come ha vissuto quello che è successo dopo?
Io lo avevo detto già all’epoca: ero contento che si fosse riusciti a formare un governo politico, evitando di dover andare a nuove elezioni, e quindi evitando un altro periodo di quattro mesi di estrema incertezza. Detto questo, come ho già detto più volte, sono preoccupato dalle politiche economiche realizzate da questo governo.

Lei cosa avrebbe fatto?
Avrei fatto quello che dovrebbe fare un governo in Italia: riforme per far crescere l’Italia. Un concetto banale, certo: ma quali sono queste riforme?

La prima riforma da fare? Il taglio della burocrazia: uno dei mali principali, anzi il male principale dell’Italia

La spending review.
No. Il taglio della burocrazia: uno dei mali principali, anzi il male principale dell’Italia.

Cosa farebbe?
Ci vuole una soppressione drastica, eliminando regole, regolucce, vincoli: quelle cose che bloccano, impediscono e costano un mucchio di soldi alle imprese italiane, rallentando la loro attività, in assoluto e in confronto agli altri Paesi.

Visti i litigi al governo, lei intravede un cambiamento dopo le Europee?
No. Io non sono un esperto, ma penso che se ci fosse una crisi reale, si dovrebbe andare a nuove elezioni.

Niente “ipotesi Draghi”?
No, niente governi tecnici. E nemmeno un governo sostenuto da una maggioranza raccogliticcia, che non durerebbe.

Quindi che si fa?
Io penso che il governo gialloverde rimarrà. Non cadrà. Queste che vediamo oggi sono schermaglie di crisi pre-elettorali.

Intanto, tra un litigio e l’altro si perde tempo. Nel 2030, secondo le previsioni, il nuovo G7 avrà, come unico Paese europeo, la Germania. Cosa si deve fare di fronte a questa prospettiva?
Pensare in termini di Europa. Vale per l’Italia ma anche per la Germania. Per quanto i tedeschi possano andare bene dal punto di vista economico, a quel punto della storia, in mezzo a Usa, Cina, Brasile e India non riusciranno a contare niente. Senza l’Europa non va da nessuna parte. Lo devono capire sia gli italiani che i tedeschi.

Allora così, come è, l’Europa non funziona, perché non va in quella direzione.
Esattamente. Dovrebbe essere più integrata.

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