TradizioniQuando il gioco del croquet faceva paura ai benpensanti: “Facilita la promiscuità”

La nuova moda prese piede in poco tempo: le donne si divertivano perché si dimostravano più brave degli uomini, mentre gli uomini giocavano volentieri perché potevano flirtare con le donne

da Wikimedia

Sport di classe o attività peccaminosa? Il mondo era spaccato in due: da un lato c’era chi vedeva il croquet come una attività rilassante, adatta al ceto aristocratico, che permetteva di passeggiare all’aperto senza esagerazioni, dall’altro chi, preoccupato, considerava il gioco troppo promiscuo, dal momento che le donne ne approfittavano per accorciare i gonnelloni e gli uomini, incoraggiati dalla vicinanza, imbastivano tentativi di abbordaggio.

Un danno per la moralità delle donne, insomma, una “fonte di depravazione” senza rimedio dalla quale le brave signore avrebbero fatto meglio a tenersi lontane. Anche perché, nonostante lo scrittore americano Mark Twain avesse definito il gioco “insipido in modo ineffabile”, queste tendevano a partecipare e, cosa ancora più grave, a vincere.

Nel croquet si affacciava di conseguenza un altro fenomeno, altrettanto interessante: l’orgoglio ferito dell’uomo che, di fronte alle continue sconfitte inflitte dalle donne, lanciava accuse di continuo: “Le donne barano”, diceva. E le pubblicazioni gli davano ragione.

Le donne, si scriveva, facevano ampio uso di mosse proibite, come il cosiddetto “push shot”. Oppure usavano le loro gonnellone per nascondere la palla e spostarla con i piedi. Perfino un manuale del 1865 considerava ovvio che le donne barassero. Anzi: “Lo sappiamo che amano farlo, ma lo fanno solo perché lo trovano divertente e perché credono che in fondo agli uomini piaccia così”, scrivevano. Tutte accuse infondate, ma che comunque passavano per verità. Era un’ottima scusa per curare l’orgoglio ferito dei tanti uomini che, fallendo nel gioco – e con ogni probabilità anche nei loro tentativi di approccio – si consolavano così.