TemperatureRisposte definitive: perché dormire con il ventilatore acceso fa male alla salute

Nonostante la tentazione sia grande, la cosa migliore è non rischiare. I danni al collo, alla pelle, al naso sono tantissimi. E di fronte alla calura si può solo resistere

Da Flickr, Di Mrehan

Come ogni estate, insieme alle zanzare e al caldo, arriva anche il vecchio ma mai risolto dibattito: dormire con il ventilatore acceso fa bene o fa male?

Per Mark Reddick, esperto di sonno di Sleep Advisor, la risposta è salomonica: dipende. In entrambi i casi ci sono sia vantaggi che svantaggi. Tra i primi c’è la temperatura della stanza sotto controllo, la continuo ricircolo dell’aria e il rumore stesso del ventilatore, che aiuta molte persone a dormire.

Tra i secondi c’è però il rischio di aumentare le allergie, dal momento che polvere e pollini vengono sparati addosso dalle ventole e vanno a colpire le mucose del naso a ritmi elevanti. Nonostante le stanze possano essere pulite e spolverate, c’è sempre un quantitativo di polvere che rimane in circolazione, soprattutto, “quella che si deposita sulle ventole stesse”, pronta a volare non appena il macchinario viene acceso.

Ma non solo: è dannoso anche il continuo flusso di aria secca, che può irritare la gola, la pelle e gli occhi. Per la stessa ragione è dietro l’angolo anche il rischio sinusite: “La secchezza dell’aria provoca, come reazione, una maggiore produzione di muco nelle vie aeree”. Questo aumenta il rischio di costipazione, che alla lunga porta a dolori lungo tutto il tratto. E soprattutto, al mal di testa.

E ancora: l’aria fresca concentrata influisce anche sulla muscolatura, aumentando il rischio di crampi e di torcicollo, peggiorando in modo sensibile il sonno e la salute.

Insomma, di fronte a questa calura che ci attanaglia sembra che non ci sia nessun rimedio possibile che non abbia conseguenze negative. O meglio, qualcosa si può fare: o si parte per luoghi più freschi (chi può) oppure si decide di sopportare. Come ogni anno, anche questa ondata se ne andrà.

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