Aridatece BerlusconiRai? Mediaset? No, ormai chiamatela TeleSalvini

Dalla Cuccarini al Tg2, da Mario Giordano a Roberto Poletti, fino alla new entry Nicola Porro: ormai la televisione italiana è un’ode continua al Capitano. Finiremo per rimpiangere Berlusconi

Se Matteo Salvini volesse fondare una televisione tutta sua, oggi avrebbe l’imbarazzo della scelta in fase di casting. Da qualche mese stiamo assistendo a uno spettacolo miserevole, un festival della spudorata faziosità sovranista in cui giornalisti e conduttori sembrano fare a gara a chi lecca meglio i piedi del ministro degli Interni. Un ringraziamento, più che altro, per essere stati piazzati dove sono (parlando di Rai).

L’occupazione manu militari è totale. Il problema è che nei momenti più drammatici – come l’uccisione del carabiniere Mario Cerciello Rega, a Roma, per mano di due americani – il fenomeno assume contorni più preoccupanti. Tutti sul carro del vincitore, chi gli liscia meglio il pelo sarà premiato, vedi il caso di Lorella Cuccarini, che dopo svariate (e bislacche) esternazioni sovraniste ha conquistato una delle trasmissioni più ambite di Raiuno, La vita in diretta, a partire da settembre in coppia con Alberto Matano.

Chi non la pensa come lui, o chi gli fa la guerra, è punito: vedi lo spostamento di Fabio Fazio dalla domenica sera di Raiuno a quella di Raidue.

Un posto d’onore a TeleSalvini lo ha conquistato per meriti sul campo l’Emilio Fede dei leghisti, Roberto Poletti, che spesso e volentieri si toglie di dosso i panni del conduttore di servizio pubblico per indossare quelli del testimone di monologhi salviniani, come quello di venerdì scorso quando il Capitano (così lo chiamano i supporter) in collegamento telefonico a Unomattina ha commentato per cinque minuti, senza contraddittorio e con ricostruzioni sbagliate, l’uccisione a Roma del vicebrigadiere Rega (pochi minuti prima, su Twitter, aveva condiviso la notizia che gli assassini fossero nordafricani).

Salvini in collegamento telefonico a Unomattina ha commentato per cinque minuti, senza contraddittorio e con ricostruzioni sbagliate, l’uccisione a Roma del vicebrigadiere Rega. Nessuna domanda, le uniche parole che ha osato dire Poletti sono state: “Quindi sta dicendo che la musica è cambiata?”.

Nessuna domanda, le uniche parole che ha osato dire Poletti sono state: “Quindi sta dicendo che la musica è cambiata?”. Giornalismo senza paura, così si fa. Un’atroce escalation di servilismo destrorso che ha giustamente sollevato l’ira di sinistra e commentatori, come Enrico Mentana. Non che dal biografo di Salvini ed ex aizzatore di folle nelle trasmissioni di Del Debbio e Belpietro ci si potesse aspettare qualcosa di diverso…

Di Mario Giordano ci siamo già occupati. In un paese civile, Giordano condurrebbe Zelig o qualche festa in piazza delle televisioni locali, qui da noi è un maitre a penser. Le sue urla belluine a Fuori dal coro, su Rete4, vengono condivise con scadenza quotidiana da Salvini e da Giorgia Meloni con commenti tipo “Bravo Giordano” o “Grande Giordano”, e ci stupiamo che non sia diventato il direttore del Tg1 o del Tg2 ma “solo” un umile giornalista di Mediaset. “Fuori dal coro” è un piccolo gioiello di televisione populista in cui Giordano attacca i migranti, la Boldrini, “i professoroni o i giornaloni” con esternazioni teatrali grottesche e comicissime. L’ultimo suo vezzo: urlare alla telecamera, prenderla in mano, e scuoterla. Avanguardia pura, oltre ogni Funari.

“Fuori dal coro” è un piccolo gioiello di televisione populista in cui Giordano attacca i migranti, la Boldrini, “i professoroni o i giornaloni” con esternazioni teatrali grottesche e comicissime. L’ultimo suo vezzo: urlare alla telecamera, prenderla in mano, e scuoterla. Avanguardia pura, oltre ogni Funari.

Lui è il Fiorello di Tele-Salvini, ma c’è un collega che lo sta pericolosamente tallonando: Nicola Porro. Attualmente fermo con le trasmissioni Quarta Repubblica e Matrix, di Mediaset, il vicedirettore del Giornale si scatena su Facebook o sul suo sito “Zuppa di Porro” con clip dalla vis manettara o “grandi inchieste” come quella sulla foto dell’americano bendato in caserma in cui si lascia andare a riflessioni amare come: “La benda e la sindrome Giuliani: alla fine i cattivi sono sempre le forze dell’ordine”.

Ovviamente il notiziario ufficiale di Tele-Salvini, per meriti conquistati sul campo, è il Tg2 di Gennaro Sangiuliano. Un telegiornale che sarebbe considerato scandaloso pure in Corea Del Nord, il cui direttore dichiara: “Se mi paragonano al Curzi di TeleKabul, mi fanno un piacere”. Esempio, il caso dei fondi russi della Lega. Per giorni il notiziario di Raidue censura la notizia e poi la racconta – denuncia il piddino Alzaldi – in modo ribaltato, ossia narrando di un Salvini disponibile ad andare a riferire alla Camera e di un Pd “soddisfatto”. Non a caso, l’Agcom ha avviato un’istruttoria sul Tg2 e sulla rubrica Tg2 Post condotta da Francesca Romana Elisei per violazione del pluralismo.

Per alleggerire tutti questi spazi di informazione seria e scrupolosa, c’è il momento-leggerezza. Non si fa molta fatica a trovare l’animatore dello spazio comico di Tele-Salvini, non bisogna andare lontano: lo stesso ministro degli Interni è la persona giusta. Il programma c’è ed è stato già confezionato, è il “Vinci Salvini”, l’agghiacciante gioco a premi che il Capitano ha lanciato su Facebook per raccogliere “mi piace”, mettere in palio se stesso e fare precipitare l’Italia nel ridicolo, per non dire nel tragico. Quanto ci manca il “cucù” di Berlusconi o le sue corna al G8, mai avremmo pensato di rimpiangerlo.

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