Convivenza felinaEcco qual è il modo giusto per accarezzare un gatto (lo dice la Scienza)

Essere umano e felini sono specie molto più distanti di quanto non si pensi. Nonostante la convivenza millenaria, le forme di interazione sono ancora diverse e obbediscono a istinti differenti. Per questo il bravo padrone dovrà, prima di coccolare il suo gatto, conoscere il suo linguaggio fisico e g

da Pexels

È meno semplice di quanto si pensi. Il gatto, per sua natura, è un animale che tende alla solitudine. Non ama il contatto fisico (allo stato selvatico comunica con i suoi simili attraverso segnali visivi o chimici) e non ha problemi a dimostrarlo. A differenza del cane è stato addomesticato con più ritardo: per molto tempo i felini selvatici erano utilizzati per cacciare topi. E solo in seguito sono diventati degli amici molto teneri da coccolare: secondo alcune stime, questo passaggio è avvenuto 4mila anni fa. Troppo pochi perché il gatto potesse rivedere il modo in cui si relaziona agli esseri umani.

Il gatto, come si diceva, non è un animale sociale. L’essere umano sì. Il nostro modo di esprimere affetto e attenzione è molto fisico, comprende il tocco, la carezza e l’abbraccio. Tutte cose che i felini considerano estranee e che tendono a rifuggire. Solo se vengono educati durante le prime settimane di vita (è il breve periodo di “impressionabilità” del gatto) si abituano agli atteggiamenti umani, considerando normali le coccole e le carezze.

In tutti gli altri casi, si dovrà sempre prestare molto attenzione alla sua disponibilità. Al gatto va data ampia possibilità di scelta e di controllo. Sta a lui decidere se vuole essere coccolato, dove e quanto a lungo. Superare uno di questi limiti può portare, nel peggiore dei casi, a reazioni aggressive. Ma anche solo a un atteggiamento remissivo di sopportazione e disagio. Nessuno dei due è accettabile.

In generale, ai nostri amici felini piace essere grattati nei dintorni delle loro ghiandole facciali, cioè alla base delle orecchie, sotto il loro mento e intorno alle guance. Molto meno invece la pancia, la schiena e la coda. Tutte cose che chi ha un minimo di esperienza sa già benissimo.

Meno evidenti sono, invece, i segni gestuali che il gatto invia per mostrare la sua disponibilità a essere accarezzato: la coda alzata, il fatto che sia lui a cercare il contatto, le fusa, l’ondeggiare della coda, una posizione in generale rilassata e puntata in avanti.

Segnale rosso, invece, se si sposta, allontana la testa dalla mano, rimane passivo (senza strofinarsi o fare le fusa), sbatte gli occhi in modo esagerato, scuote la testa, si lecca il naso, si contorce, freme (soprattutto sulla schiena), abbassa le orecchie o le fa ruotare all’indietro, morde, oppone la zampa alla mano.

Una volta che si impara a conoscere il codice gestuale del gatto sarà più facile interagire con lui, evitando di mancargli di rispetto e di disturbare la sua sensibilità.

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