Villaggio liquidoIl villaggio indiano che emerge dalle acque una volta all’anno

Inondato dopo la costruzione di una diga, Curdi si riaffaccia ogni maggio per farsi rivedere dai suoi vecchi abitanti. Che nel frattempo si sono rifatti una vita nei paesi vicini

da Wikimedia

Il sacrificio di pochi per il bene di tanti. Questo è quello che le autorità indiane avevano chiesto agli abitanti di Curdi, piccolo villaggio dello Stato di Goa (indipendente fino al 1961) pochi mesi dopo l’annessione. Vista la particolare posizione del villaggio, accanto al fiume Salaulim e a metà tra due colline, la costruzione di una diga, considerata fondamentale per lo sviluppo e la prosperità della regione, avrebbe avuto una conseguenza piuttosto spiacevole: la totale inondazione – con conseeguente scomparsa – di Curdi nel 1982.

Non c’era da discutere. Gli abitanti (alcuni di loro ricordano ancora con dolore quella visita degli ufficiali indani) furono ricollocati nei paesini vicini, ebbero sia compensazioni in denaro che in terreni. E, con qualche difficoltà (“All’improvviso non avevamo più niente”, ricorda uno di loro in questo articolo della Bbc) riuscirono a rifarsi una vita. Ma per loro Curdi rimane sempre Curdi e ogni anno tornano a rivederlo: perché il paesino, a maggio, torna ad affiorare dalla superficie delle acque.


È così che è nato il loro pellegrinaggio annuale. Verso la fine di aprile si riuniscono sia la comunità cristiana del paese che quella indù. A Curdi c’era una chiesa (che torna visibile), un grande tempio indù (anche quello viene celebrato), più una miriade di altri piccoli tempietti. E poi un santuario musulmano. E per un mese all’anno, dall’altra riva, gettano uno sguardo al loro passato. Che come un’isola inondata, riemerge dalle acque dei ricordi.

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