Trucchi della naturaPer salvare i pinguini sudafricani c’è un solo modo: ingannarli con statue di altri pinguini

È l’unico sistema possibile per convincere la colonia a spostarsi di 200 chilometri, andando in zone dove il mare è più ricco e sicuro. Vedendo altri esemplari (finti) collocati al punto giusto, si persuaderebbero che trasferirsi non è solo necessario: è vantaggioso

da Instagram

Speriamo che ci caschino. È quello che pensa l’ornitologa sudafricana Christina Hagen, da mesi impegnata nel tentativo di convincere, in un modo o nell’altro, i pinguini della colonia di Cape Town a spostarsi altrove. Per la precisione a Stony Point, giudicata vantaggiosa perché il villaggio di Betty’s Bay, a due passi, permette di tenere lontani i predatori.

I pinguini però sono animali stanziali. Si spostano poco e, quando lo fanno, devono avere delle ottime ragioni. Una di queste, per esempio, è vedere che nella nuova area ci sono già altri pinguini, da cui deducono che il luogo è ospitale.

Ma visto che a Stony Point, il luogo ideale secondo gli studiosi, di pinguini non ce ne sono ancora, Christina Hagen ha deciso di collocarne di falsi. Statue di cemento che sembrano pinguini, un po’ più grossi della media (così appaiono ben nutriti), ma adatti a trarre in inganno quelli veri. Funzionerà? Speriamo, appunto.

Per i pinguini africani il XX secolo è stato uno dei peggiori della loro esistenza. All’inizio del ’900 si contavano a milioni. Erano una delle specie più prospere e diffuse nella regione. Poi sono arrivati i cacciatori di uova, che arrivavano a rubarne mezzo milione ogni anno fino al 1920. Poi ancora i cacciatori di guano, ottimo per concimare e rendere fertili terre ormai esauste. Ma senza il quale i poveri pinguini rimanevano senza il materiale necessario per rinforzare i loro nidi, lasciando così le uova esposte ai predatori e ai cacciatori di prima. Insomma, dai milioni che erano, ne sono rimasti solo 25mila, diffusi lungo le coste occidentali africane, tra Namibia e Sud Africa.

Adesso la loro maggiore minaccia è la mancanza di cibo. Colpa della pesca indiscriminata, i mari vicini alle loro colonie cominciano a spopolarsi. Sempre meno pesci. Sempre più rischi. Sì, ma dove andare? Gli ornitologi lo sanno, e così hanno posizionato i finti pinguini per convincerli a fare quel trasferimento di 232 chilometri. Non poca cosa.

Al momento, alcuni esemplari hanno cominciato a guardarli con una certa attenzione. Capiranno il messaggio implicito? O saranno perplessi da quei simulacri duri, immobili, silenziosi e senza odore. Gli scienziati incrociano le dita. Anche perché già in tanti ci sono cascati. Ma erano solo turisti.

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