Bandi anti-CarolaSu migranti e Ong, i Cinque Stelle si confermano inguaribili populisti

A Strasburgo, i Cinque Stelle si sono astenuti dal voto che chiedeva porti aperti alle Organizzazioni non governative che soccorrono persone in mare. Oltre a raccogliere l'eredità di Salvini, i pentastellati mostrano la loro vera inclinazione: quella di una demagogia al servizio della democrazia

Il dado è tratto: d’ora in avanti, non si torna più indietro. Ieri il M5S si è astenuto, in aula a Strasburgo, al voto per la risoluzione proposta da Socialisti&Democratici, Liberali, Verdi e Gue, che chiedeva porti aperti alle Ong che soccorrono migranti nel Mediterraneo ed esprimeva per quest’ultime pareri contrari a una loro criminalizzazione. Se l’incognita di una continuità con Salvini si è spenta dopo la preghiera di Luigi Di Maio al santuario di San Valentino a Terni lo scorso mercoledì, con questo silenzio politico in Europa i grillini fanno coming out, scoprendo quell’Io populista rimasto latente ma mai domo.

La risoluzione presentata all’Eurocamera ha ricevuto 288 sì, 290 contrari e 36 astenuti, tra i quali anche i 14 del Movimento 5 Stelle, mentre la stragrande maggioranza del Ppe (con Forza Italia) e le destre sovraniste, comprese la Lega, l’Ecr e Fratelli d’Italia, in blocco hanno votato no.”Ci siamo astenuti perché i nostri emendamenti che davano concretezza alla risoluzione sono stati bocciati” ha commentato a freddo l’eurodeputata 5Stelle Laura Ferrara.
Ma proprio secondo i crismi della politica secondo Matteo (il leghista, sia chiaro), quella che penetra il basso ventre e si muove al muoversi dei sondaggi, appena lo scorso 3 ottobre tutto l’Europarlamento compresi i 5stelle avevano accolto la capitana Carola Rackete con una standing ovation.
Ma si sa, la memoria dei politici non brilla per misure bensì per contenuti, e a soli 20 giorni di distanza i pentastellati hanno prima continuato a tenere calda la pista alleanza con quei Verdi che ai tempi delle elezioni rifiutarono il loro appoggio in quanto ex compagni di Salvini, e successivamente hanno licenziato un emendamento anti-Carorla (poi superato), nel quale si sottolineava l’esigenza di aprire i porti nel rispetto delle convenzioni internazionali e di tutte le norme applicabili, comprese le leggi nazionali.

I 14 astenuti del Movimento sono stati determinanti: determinati nel far saltare tutto, determinanti nell’assecondare l’antipatia degli italiani verso la posizione in tema del compagno di governo Pd (che ovviamente ha votato a favore), determinanti nel mettere a servizio della democrazia diretta un populismo mordi e fuggi, oggi agitatore domani passatista

“Vogliamo rifarci a quelle che sono le normative internazionali in materia, le convenzioni internazionali e le leggi nazionali applicabili ai diversi casi” ha chiosato l’eurodeputata Ferrara, dando vita a un ossimoro che vede lo sprint all’apertura dei porti frenata dai due decreti sicurezza voluti da Salvini quando era al governo proprio con il M5s. Di fatto due emendamenti anti-Carola.
La fronda pro-Ong ha pertanto invitato l’assassino a cena: i 5stelle sono tornati all’ovile, quello sicuro e stabile già arredato dal Capitano – non certo della Capitana -, il quale nonostante l’esibizione di fedeltà non si è fatto sfuggire l’occasione sui social per intonare la vittoria con tanto di “Schiaffo alla maggioranza delle Poltrone Macron-Pd-5Stelle-Renzi. BOCCIATA al Parlamento europeo una risoluzione per spalancare i porti alle Ong”.

Per onor di cronaca, all’appello sono mancati anche alcuni voti nel gruppo S&d, socialisti dell’est. Se pur pesanti, i 14 astenuti del Movimento sono stati determinanti: determinati nel far saltare tutto, determinanti nell’assecondare l’antipatia degli italiani verso la posizione in tema del compagno di governo Pd (che ovviamente ha votato a favore), determinanti nel mettere a servizio della democrazia diretta un populismo mordi e fuggi, oggi agitatore domani passatista. Il non voto di ieri, in vista dell’imminente appuntamento elettorale, ha inoltre l’obiettivo di far breccia in una platea come quella umbra sempre più indisposta verso i dem, mai troppo in sintonia con i 5stelle e infatuata dalla retorica sulla sicurezza di Salvini e il pragmatismo della Lega.

Parafrasando la storia di un partito che pur non essendo iscritto a nessuno gruppo riesce a essere l’ago della bilancia, la prova europea del M5S, oltre a ingrassare la dialettica populista secondo cui migrante uguale pericolo e Italia uguale cortigiana che si concede ai poteri forti, rischia di rallentare il meccanismo – già di per sé affaticato – di redistribuzione automatica dei migranti. Perché, in questa proposta, un invito al Consiglio Europeo a tratteggiare un progetto equo e sostenibile di distribuzione per le persone salvate in mare o giunte autonomamente nell’Ue, era stato fatto. Forse non abbastanza per i grillini, o forse non abbastanza popolare per dopare quella flessione del consenso che fa tremare l’establishment stellato.