Il modo perfetto di non battere il sovranismo

Il caso umbro insegna: niente somme algebriche, niente vecchi apparati in stanca mobilitazione, per innalzarsi sopra l’onda sovranista serve una politica nuova. E vera

Come si batte il sovranismo? Così no. Non con la somma algebrica di ceti politici in affanno; non con la resilienza degli apparati sul territorio. Sono le due soluzioni individuate un mese fa da Pd e Cinque Stelle per affrontare la via crucis delle Regionali, che è cominciata ieri e che si concluderà nella prossima primavera col voto di sette Regioni, fra le quali le ultime due roccaforti delle sinistre: Emilia Romagna e Toscana (poi ci sono pure Campania, Calabria, Liguria, Marche, Puglia e Veneto ma lì il voto non è così simbolico, la contesa è sempre stata aperta). Ora il risultato umbro, con le sue proporzioni inimmaginabili e impreviste dagli stessi vincitori, fa piazza pulita di quel tipo di strategia e di calcolo.

Non basta trovare un candidato apparentemente estraneo alla filiera dei partiti. Non basta avvolgerlo dell’idea di un esperimento civico («È nuovo! E’ estraneo ai partiti! Votatelo!») e nemmeno fare il contrario, portarlo sul palco accanto ai capi di partito e di governo come è successo a Narni per trasformarlo in campione della riscossa contro il salvinismo. Non basta fare conto sulla rete di interessi e relazioni intessuta in mezzo secolo di governo ininterrotto del territorio, compresi i vertici ecclesiastici che si sono spesi per Vincenzo Bianconi. Non basta piantare ulivi davanti alla Basilica di Assisi per fronteggiare la mobilitazione di quelli del Family Day. Non basta il sostegno delle Conf-qualsiasicosa, delle vecchie leve della militarizzazione del consenso, sindacati e bocciofile, associazioni dopolavoristiche e scout. Non basta per vincere ma nemmeno per reggere l’urto: il Pd sotto quota 20 deve cominciare a rifletterci, è su questi elementi che fa conto per la partita emiliana ed è evidente che il calcolo è sbagliato.

Il salvinismo non si batte nemmeno arruolando l’opposto populismo, quello del Cinque Stelle, che ormai appare una bolla sgonfiata

Ma il salvinismo non si batte nemmeno arruolando l’opposto populismo, quello del Cinque Stelle, che ormai appare una bolla sgonfiata. Era il primo partito solo un anno e mezzo fa, alle Politiche, quando conquistò un incredibile 27,5 per cento. La percentuale risultava già dimezzata alle Europee, nella primavera scorsa, quando ruggiva l’accordo con Salvini: 14,6 per cento. Ora sta sotto il 10, e per carità: avrà pure ragione Luigi Di Maio che punta l’indice sull’accordo strategico col Pd e lo straccia sul Blog delle Stelle dieci minuti dopo gli exit poll, ma la sensazione è un’altra: il grillismo di governo non funziona qualsiasi sia il suo alleato. Per cinque anni gli italiani lo hanno scelto in massa, gonfiandolo ad ogni tornata elettorale, ma appena Di Maio e i suoi hanno messo piede a Palazzo Chigi quel sentimento è cambiato. Non piace più. Non fa più innamorare.

Bisognerà tornare a far politica se davvero si vuole costruire la diga anti-sovranista, fidarsi meno dell’efficacia delle somme matematiche e dell’innato conservatorismo degli apparati. Bisognerà guardare in faccia la realtà. Il sovranismo è la nuova bolla politica. Non solo il suo Capitano svetta con un rotondo 38 per cento, ma si trascina dietro per assonanza pure Giorgia Meloni, che conquista quasi l’11 per cento: insieme sono appena un punto sotto la maggioranza assoluta e risultano giù in qualche modo autosufficienti. Non hanno bisogno dei moderati di Forza Italia (finiti al 5,5, la metà di Fratelli d’Italia): volendo possono farcela anche con la limatura delle liste civiche di destra, che in Umbria si quotano sopra il due per cento e aggiungono benzina all’incendio salviniano.

Il grillismo di governo non funziona qualsiasi sia il suo alleato

Insomma, non si vince al Centro, né a Sinistra, né sul versante terzista del grillismo. Non si vince da nessuna parte tranne che nel cerchio fatato di Matteo Salvini e bisognerà riconoscere una volta per tutte che le ricette di una volta – quelle che hanno tenuto a bada il Berlusconismo, calmierato gli effetti del grillismo, conservato alle sinistre un egemonia culturale capace di tradursi in potere politico – sono come gli impiastri della nonna contro la polmonite. Confortevoli, caldi, profumati, ma sostanzialmente inefficaci.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta