ItaliaPerché parliamo solo di evasione e contanti? Il lavoro nero sottrae allo Stato miliardi di euro

Nei mesi scorsi si è tanto parlato di lotta all’evasione fiscale, per combatterla c’è bisogno di fare emergere anche tale forma di evasione. Presentato un emendamento alla legge di Bilancio per regolarizzare almeno 400mila lavoratori stranieri

La lotta all’evasione fiscale è stata scelta quale strumento principe per reperire risorse. In questi mesi abbiamo sentito parlare di guerra al contante, agevolazioni per pagamenti con carte e bancomat, provvedimenti questi inseriti nella legge di Bilancio, che hanno monopolizzato il dibattito pubblico e politico. Ma la lotta all’evasione fiscale passa anche dall’emersione del lavoro nero. Così accade che a Napoli, durante una ispezione dei Carabinieri in un laboratorio, venga scoperto un caveau senza finestre e senza bagni. Stipate dentro, in condizioni impensabili per un luogo di lavoro, sono state trovate nascoste 41 persone. Operai in nero, 57 in tutto, impiegati nella ditta Moreno Srl, una delle migliaia società in appalto sparse per l’Italia, che rifornisce marchi di alta moda. Tuttavia questi ultimi non finiscono mai sulle pagine dei giornali. Storia nota.

Mentre il Governo non si è lasciato scappare neppure un commento, Napoli rappresenta l’emblema di come oltre all’evasione fiscale, contante sì contante no, in tutti questi anni sul lavoro nero la politica abbia preferito adottare un comportamento ‘distratto’. Inchieste giornalistiche e giudiziarie hanno da tempo scoperto come in Campania, Toscana e Veneto il lavoro sommerso sia al servizio delle case dell’alta moda. Ma senza coesione o quanto meno una visione unitaria di lungo corso gialli, rossi, verdi, azzurri non hanno cercato di contenere un fenomeno, non meno importante per il contrasto dell’evasione. Ci sono infatti migliaia di stranieri e italiani legati da condizioni di sfruttamento, povertà ed emarginazione sul luogo di lavoro. La cui dignità è stata spesso decantata, a parole. Ed è poco confortante che tra gli operai segregati dalla Moreno Srl ci fossero persone che percepivano il reddito di cittadinanza. Nella Legge di Bilancio, non c’è traccia del lavoro nero, quale altra faccia dell’evasione fiscale. Ad eccezione di una stretta proprio sul reddito di cittadinanza.

Tante le risorse peró che finiscono inghiottite. In altrettanti casi, come quello di Napoli, è evidente che il lavoro nero rappresenti un problema sociale ed economico. Nel 2018 solo l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha individuato oltre 42mila lavoratori sommersiquelli irregolari hanno toccato quota 70,111 mila – le Regioni con il numero più alto di aziende che hanno subito sanzioni sono Campania, Puglia, Lombardia, Lazio, Toscana ed Emilia Romagna. Sintomo che il fenomeno è diffuso e che merita attenzione. Con un danno per l’erario ogni anno di miliardi di euro.

Le stime piú recenti dell’Istat calcolano tre milioni e 700mila lavoratori in nero, manifatturiero e agricolo i settori in cui italiani e, soprattutto, stranieri sono più esposti

Se questo rapporto annuale non fa mistero di quali siano i settori più colpiti, tra i quali spicca proprio il manifatturiero, in base alle ultime statistiche Istat, nel 2017 in tutta Italia sono stati calcolati circa tre milioni e 700mila lavoratori irregolari. Dal 2014 il costo per le casse dello Stato non ha fatto altro che lievitare.

Tra le «vittime predilette» del lavoro nero, cosi le definisce Riccardo Magi, deputato di Più Europa, ci sono gli stranieri. Fila di ”invisibili” che si aggiungono a quelle dei lavoratori italiani. Ancora una volta, nel settore manifatturiero e agricolo. Presentata come emendamento alla legge di Stabilità, una proposta per permettere la loro regolarizzazione.

«In assenza di una normativa che ne agevoli l’emersione, pensiamo alla Legge Bossi-Fini – come racconta Magi – l’obiettivo non è soltanto quello di disincentivare forme di sfruttamento lavorative, ma anche di dare la possibilità alle imprese di mettere in regola i loro dipendenti. Soprattutto quando sono i datori di lavoro a volerlo. Persino Confindustria e Confartigianato, il mondo imprenditoriale, si dice d’accordo sulla necessità di un intervento». Questi ultimi contrari a politiche di pura e semplice sanatoria, come quelle che, testimonia Magi, i Governi di centro-destra hanno adottato tra il 2002 e il 2012 dinanzi a un numero di lavoratori stranieri in nero in continua crescita.

Quattro miliardi di euro l’anno le risorse che il Paese riuscirebbe a recuperare se nella legge di Bilancio venisse inserita la proposta di regolarizzare almeno solo una parte dei lavoratori stranieri

«Un miliardo di euro ogni anno, le risorse che il Paese riuscirebbe a ricavare se si decidesse di inserire nella prossima legge di Bilancio questa proposta», afferma Magi. Considerando l’emersione di una parte di questi irregolari, circa 400mila. A cui si aggiungono tre miliardi ogni anno, considerando solo i contributi previdenziali recuperati dallo Stato. «Se la lotta al lavoro nero si fa sicuramente anche con la repressione, quel che serve sono canali di ingresso regolari per ricerca di lavoro – i migranti che vengono chiedono la protezione internazionale, che viene loro negata, a causa del decreto sicurezza bis – con il coinvolgimento di soggetti di intermediazione pubblici e privati previsti già dalla Legge Biagi e dal Jobs Act. Questo si può fare anche con il meccanismo dello sponsor che garantisca per la persona, tramite il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo».

E se è di tutta evidenza che il lavoro nero non si combatte con politiche di assistenzialismo, poco idonee a tenere assieme lavoro e imprenditoria, come il reddito di cittadinanza – ci sono tanti casi dal Sud al Nord di lavoratori in nero tra chi ne è percettore – o ancora con il decreto dignità che ha aumentato di fatto la precarietà e reso i lavoratori ancor più fragili, secondo Magi la proposta che pur riguarda solo gli stranieri (per ora solo una parte) dovrebbe servire da spia per una discussione più ampia sul lavoro nero. Anche per aprire una breccia nella resistenza politica di questi anni. Intanto, invertendo la narrativa secondo la quale promuovendo il lavoro regolare tra gli stranieri si reca un danno a quelli italiani. Napoli sembra dimostrare il contrario. Lo sfruttamento e il lavoro sommerso sono un problema. Punto. Di tutto il Paese.

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