Mayday maydayAlitalia anno zero: stallo sulla compagnia, il governo non sa che cosa fare

Aver avviato una nuova procedura di cessione «non significa aver già individuato chi acquista la compagnia», spiega il ministro 5S Stefano Patuanelli, che non esclude nemmeno il coinvolgimento dello Stato. Il neocommissario Leogrande ha carta bianca. Patuanelli: «Non sono io l’ad di Alitalia»

«Anch’io sono preoccupato, la situazione non è semplice». L’ammissione sul futuro di Alitalia da parte del ministro dello Sviluppo economico 5S Stefano Patuanelli – che solo lo scorso 20 novembre si era detto invece «parzialmente ottimista» sul destino della ex compagnia di bandiera, salvo poi doversi rimangiare tutto con il ritiro di Atlantia – suona come un campanello d’allarme. «Non abbiamo tante alternative», ha detto, ma «ritengo che ci siano prospettive di rilancio della compagnia». L’impressione però, tra i componenti della Commissione Trasporti, dove Patuanelli ha svolto la sua audizione, ma anche tra i sindacati che sono stati ricevuti al Mise, è che in realtà il governo stavolta brancoli al buio. A quasi un mese dal dietrofront di Atlantia, non si intravede alcuna soluzione.

Aver avviato una nuova procedura di cessione «non significa aver già individuato chi acquista la compagnia», conferma in effetti Patuanelli, fermo restando che «non è il costo personale quello che determina le perdite» e che «lo spezzatino della società non è la risposta al mercato». Ma oltre le frasi fatte e già ripetute, all’orizzonte non si vede alcun piano sul tavolo al momento. Tra l’altro, cosa abbia in mente il nuovo commissario unico Giuseppe Leogrande, appena insediato, è ancora tutto da conoscere. L’avvocato bolognese si è presentato ai sindacati come «esperto di gestione di imprese in stato patologico». Ma la sua appare più che una missione impossibile. Alitalia, così com’è, non la vuole nessuno. E Leogrande, prima di venderla, dovra ristrutturarla. Il che vorrà dire altri soldi pubblici.

Ma il problema è che, dopo il dietrofront di Atlantia, in campo ci sono ancora tutte le ipotesi possibili, dalle più fumose a quelle più fattibili. Il governo per giunta ha promesso alle parti sociali che non ci saranno né tagli al personale né alla flotta. E che – parole di Patuanelli – «Alitalia è e resterà compagnia di bandiera».

Il coinvolgimento pubblico quindi è ancora una delle opzioni, ma dopo l’ennesimo prestito ponte di 400 milioni di euro «non ci potranno essere ulteriori interventi pubblici a fondo perduto alla struttura commissariale», spiega Patuanelli. Anche perché l’Europa, da quello che si apprende, sarebbe pronta ad aprire un’altra indagine sugli aiuti di Stato. Quindi, no ad altri prestiti, cosa che in realtà aveva già promesso il predecessore Luigi Di Maio. «Non è stata stralciata possibilità che il Mef entri in una newco», precisa il ministro riguardo al nuovo decreto, ma «abbiamo solo liberato una parte di cassa di amministrazione straordinaria per garantire una maggiore liquidità».

Il mandato in mano a Leogrande quindi sarà quello di ristrutturare la compagnia in modo da comprimere alcuni costi. Patuanelli per il momento esclude gli esuberi e suggerisce qualche strada, dal rivedere alcune tratte ai costi del carburante, ma sarà il commissario a doverci mettere mano. Con l’idea che, tra l’abbattimento dei costi e l’aumento degli introiti in vista dell’estate, per una compagnia che perde ancora quasi 2 milioni al mese, il nuovo prestito ponte da 400 milioni di euro possa durare anche più dei cinque mesi indicati dal ministro nel decreto come scadenza massima della cassa. «È probabile che ci sia necessità di valutare un percorso più lungo anche per valutare un intervento più ampio della parte pubblica», dice il ministro.

Poi si apre il capitolo dei potenziali partner industriali. E qui la situazione si fa ancora più confusa. In campo ci sono ancora tutti. Sia Delta, che starebbe cercando ora di coinvolgere in cordata AirFrance-Klm; sia i tedeschi Lufthansa, con i quali il governo ha già avviato la sua interlocuzione. Ma dall’orizzonte di Alitalia non è scomparsa neanche Fs, per ammissione dello stesso Patuanelli, che è tornato ad avallare il famoso progetto dell’intermodalità aereo-treno. L’unica offerta vincolante oggi sul tavolo è quella di Fs, accmpagnata anche da garanzia bancaria, ma condizionata alla individuazione del partner industriale.

Unico problema: Ferrovie, al contrario di Delta e Lufthansa, si è rifiutata di presentarsi davanti alla Commissione Trasporti per spiegare cosa è successo con la precedente cordata, facendo sapere che fornirà solo una memoria scritta. «Lo ritengo incomprensibile», ha detto il titolare del Mise. Che ne ha approfittato anche per sciogliere qualche nodo sul perché sia saltato il banco della precedente cordata, raccontando come Atlantia, dopo una lettera del 2 ottobre in cui il dossier di Alitalia veniva subordinato alla revoca delle concessioni autostradali, si sia sfilata a sorpresa lo scorso 21 novembre. È venuto così a mancare «un pezzo industriale», ma soprattutto «mancavano 350 milioni di euro», ammette Patuanelli. Ecco perché non c’è stata la proroga della scadenza, e dopo varie interlocuzioni, i tre ex commissari sono stati accompagnati alla porta. «Succede come nelle squadre di calcio quando si cambia allenatore senza che l’allenatore abbia le colpe della squadra che perde. C’era bisogno di discontinuità per dare un segnale», spiega il ministro.

E il suggerimento sul nome Giuseppe Leogrande, ex commissario straordinario di Blue Panorama tra il 2014 e il 2016, sarebbe arrivato dalla senatrice del M5S Giulia Lupo, ex hostess e delegata dell’Usb, che avrebbe anche indicato Giancarlo Zeni dome direttore generale, che di Blue Panorama è l’attuale amministratore delegato.

In una situazione di totale confusione, a Leogrande Patuanelli ha dato di fatto carta bianca. «Non sono io l’amministratore delegato di Alitalia», spiega il ministro, sottolineando che non spetta a lui fare «i piani industriali delle amministrazioni straordinarie» e che il Mise ha solo «un ruolo di vigilanza rispetto alla struttura commissariale». Cosa farà ora Leogrande? Probabilmente quello che ha già fatto con Blue Paronarama. Il ministro ha dato la possibilità al commissario di cambiare gli assetti societari. In altre parole Leogrande potrà usare quella che gli esperti di fallimenti chiamano ristrutturazione indiretta. Tradotto: si separa il buono dal cattivo. Certo dovendo fare i conti con dimensioni e una complessità molto più grandi rispetto alla precedente esperienza, non è detto che funzioni anche con Alitalia. Tant’è che alla domanda sul rifinanziamento del Fondo per il trasporto aereo, Patuanelli precisa: «Al momento nel fondo ci sono 933 milioni. Anche se gli accompagnamenti fuori dal lavoro dovessero essere più alti, ci sarebbero comunque i soldi». Fin qui il risanamento. Ma degli investimenti di cui la compagnia ha bisogno per risollevarsi ancora non parla nessuno.

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