Chi ci riscalderàIl conflitto tra Russia e Ucraina finisce in tribunale, ma riguarda anche l’Europa

Una questione di prezzi per la fornitura di gas, si aggiunge a quella geopolitica. Intanto la Germania diventa protagonista, fa da paciere tra i due Paesi (e prova a diventare il nuovo hub europeo dell’energia)

Alexander NEMENOV / AFP

Il primo gennaio scade il contratto di fornitura di gas russo all’Ucraina. Fatti loro, verrebbe da pensare. E invece no, perché da quella fornitura dipende l’approvvigionamento di gas (leggasi riscaldamento) dell’intera Europa.

Un flusso di gas, quello dalla Russia all’Europa via Ucraina, passato indenne da una guerra, svariate sanzioni commerciali e altrettanto svariate scaramucce diplomatiche. In qualunque circostanza l’Europa non ha mai smesso di usare il gas russo, e il gas russo di arrivare ai tubi delle nostre città attraversando l’odiata ucraina.

Ora però questo flusso potrebbe finire. O quantomeno interrompersi. Effetto di una disputa legale, inziata nel 2014 e solo di recente arrivata a sentenza. Una sentenza, tra l’altro, molto sfavorevole alla Russia che, secondo il tribunale competente (quello di Stoccolma) dovrà risarcire all’odiata Ucraina la bellezza di 2,5 miliardi di euro. Una cifra che, ovvio, la Russia non ha nessuna voglia di scucire, preferendo invece fare a meno di un così inviso partner commerciale.

La storia è questa: nel 2009 l’allora premier ucraina Yulia Tymoshenko firmò un contratto di fornitura decennale di gas russo all’Ucraina. Il contratto imponeva all’Ucraina di pagare determinati volumi di gas dalla Russia, indipendentemente dalla quantità di gas consumata nella realtà. La cosa, per quanto anomala, è andata avanti per lungo tempo, fino a quando però nel 2014 (guarda caso subito dopo la guerra) l’azienda del gas Ucraina Naftogaz ha insistito su una revisione retroattiva del costo del gas russo e sul risarcimento per il pagamento in eccesso per le forniture.

Con il North Stream 2 il nuovo hub europeo del gas diventerà la Germania

Gazprom, prevedibilmente, ha insistito sulla necessità di imporre delle multe per il mancato rispetto di alcuni principi di pagamento oltre che per ottenere il risarcimento degli arretrati per le consegne già effettuate. Poiché non se ne usciva, Russia e Ucraina presero a inseguirsi nelle aule di tribunale, fino alla scorsa settimana e all’ultima sentenza.

Gli esiti della faccenda, per ora, sono imprevedibili. Pagherà la Russia quel che deve all’Ucraina? Arriveranno i due Paesi a firmare un nuovo contratto? Se la Russia non manda il gas all’Ucraina, come potrà questo arrivare fino in Europa?

Per ora non si conosce la risposta a nessuna di queste domande. Solo si sa che l’UE (specie la Germania) non sono rimaste a guardare. Anzi. Hanno agito per risolvere la crisi. Lo hanno fatto in due modi.

Il primo: ha avviato un tavolo trilatereale di trattativa con russi e ucraini, per scongiurare lo scenario “sospensione” e raggiungere una soluzione di compromesso che permetta alla Russia di esportare, all’Ucraina di incamerare le ingenti tariffe di transito (tre miliardi di dollari annui) e soprattutto ai Paesi europei di approvvigionarsi in sicurezza, anche dopo il 31 dicembre.

Il secondo (e se ne parla da tempo) è una strada alternativa per il gas che consenta al “tesoro” russo di arrivare all’Europa passando non più da ovest, ma da nord: il progetto di Nord Stream 2, il più lungo oleodotto offshore del mondo, ora in costruzione nel Mar Baltico. Il progetto dovrebbe essere completato per la fine del 2021 e di fatto, tagliare fuori l’Ucraina dalle rotte commerciali del gas russo.

Questo porterebbe (anzi: porterà) a due conseguenze. La prima: per gli Ucraini saranno guai seri. La seconda: il nuovo hub europeo del gas diventerà la Germania, dai cui rubinetti dipenderanno i riscaldamenti di mezza Europa.

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