ColumnEcco il governo dei lasciati (si parla d’amore, non di potere)

Il Conte-Bis ricorda tanto il film “Marriage story”. Due che non sanno stare insieme e finiscono per dirsi addio. E siccome il personale è politico dalle storie finite di Di Maio, Conte, Salvini, si evince il leitmotiv anche politico: divide, et non impera

È il governo dei lasciati, questo qua. Il governo “Marriage Story”, il film con Scarlett Johansson con gli occhi sempre devastati e trafitti e Adam Driver sempre in piedi e triste (però una volta s’inginocchia e piange, verso la fine). Lo avete visto, vero? È su Netflix da ieri, e in caso Tiziano Ferro v’abbia lasciato un cuore, guardatelo con cautela: parla di un marito e di una moglie che si amano ma divorziano, perché non sanno stare insieme, perché non ci riescono. Non saper stare insieme, non riuscirci, è il grosso guaio che abbiamo tutti, nelle case, nei vicoli, nei palazzi, nel Palazzo.

Lassù (o laggiù, a seconda dell’idea che avete della politica) non c’è nessuno che si affianchi una First Lady, una signora, una moglie, una fidanzata di cui noi possiamo parlare, in cui possiamo sperare (a cos’altro servono le First Lady, le fidanzate di quelli che ti governano, se non a farli sembrare migliori, a farti dire: se sta con lei non può essere così malvagio, non completamente – è una regola che è valsa più o meno sempre, tranne che con Renzi, ricorderete tutti come Agnese, sua moglie, persona discreta, assai a modo, raffinata, misurata, venne massacrata per aver accompagnato il marito, allora Presidente del Consiglio, dagli Obama, allora famiglia presidenziale, a spese dei contribuenti, ah che bel popolo siamo, poeti, naviganti, lanciatori di monetine).

Se quest’estate faceva continuamente appelli al restare uniti e compatti, adesso s’è arreso al suo governo Marriage Story fatto di single, naufraghi, transfughi, coppie di nome ma non di fatto

Questi qua un pochino più presentabili che ci governano in maniera del tutto casuale, e volubile come e più di un oroscopo, sono soli o in coppia disfatta, d’accatto, nascosta quando non proprio segreta. Natalia Aspesi a febbraio aveva scritto che avevamo il governo più misogino di sempre e non aveva torto, adesso invece abbiamo il governo più single di sempre, single in un modo che è una misoginia un po’ peggiore, cioè in quel modo conseguente a quello che una volta disse la prima grande ex di Di Maio, Giovanna Melodia: «La politica ha contribuito a farci lasciare». Dopo di lei arrivò l’attuale, Virginia Saba, che nelle didascalie delle foto è ancora «la ex cestista di Cagliari, oggi assistente parlamentare» e in concomitanza con lei spuntò fuori anche la nuova ragazza di Matteo Salvini, Francesca Verdini, che nei giorni scorsi, poverina, siccome ha camminato per qualche metro in centro a Roma tenendosi la pancia, è stata data da alcune riviste di gossip come incinta al 90 per cento.

Ed era parecchio che non si sentiva parlare di lei, così come è da tanto che non si sente niente venire da Saba, forse da quando vennero entrambe impiegate nel folle susseguirsi di fotoromanzi su Chi, quella trentina di giorni che ricorderemo sempre, nella storia della Repubblica, come il mese dell’ostensione della fidanzata (ricordiamo le sequenze maggiormente meritevoli di menzione: Di Maio e Saba che limonano in un parco mentre a mezzo metro da loro passa quello che Carrie Bradshaw chiamava un topo travestito e cioè uno scoiattolo; Salvini e Verdini che escono dal cinema senza tenersi per mano, avendocele tutte impegnate a portar via con sé cartoni di pop corn).

Si sono lasciati o starebbero per lasciarsi Giuseppe Conte e Olivia Paladino, la sua signora, tecnicamente la nostra First Lady da parecchi mesi (fate il suo nome all’Autogrill e in risposta avrete il suono di una mosca, proprio come quando nominate uno scrittore italiano da classifica, però oltre il terzo posto). Nell’ultima foto che li vede insieme, pubblicata su Oggi, camminano uno di fianco all’altro, lui molto Adam Driver, lei un po’ Scarlett e un po’ Giorgia Meloni, però composta e fredda e impenetrabile ma pure assai incazzata, e lui porta la spesa mentre lei no, lei porta solo il broncio (e un paio di bellissimi orecchini su dolcevita; chez Conte’s gli armadi devono essere molto felici, e belli).

Questi qua non sanno stare con una compagna, figuriamoci se possono stare tra loro. Sono insostenibili in una relazione, figuriamoci in un governo. Ma dove vogliono andare, dove crediamo di poter andare?

Conte porta la spesa mentre tutti gli altri si incazzano e incrociano le braccia anche a Palazzo Chigi, e forse con risultati meno modesti di quelli che sembra ottenere con Olivia Paladino, in fondo Di Maio è stato isolato su Mes e prescrizione da quasi tutti i suoi anche grazie alla spesa diligente di Conte, del quale è piuttosto difficile tracciare l’ambizione politica, ma è facile tracciare quella personale. Se quest’estate faceva continuamente appelli al restare uniti e compatti, adesso s’è arreso al suo governo Marriage Story fatto di single, naufraghi, transfughi, coppie di nome ma non di fatto. Mai come per questo governo i giornali, per raccontarne malefatte e benefatte, hanno fatto tanto ricorso alle immagini di matrimonio, divorzio, psicoterapia, avvocato. E chi lo sa perché. Magari perché la sola cosa che avrebbe potuto tenere unite tante anime così diverse era l’amore, o almeno l’innamoramento: mai pervenuti né l’uno né l’altro; dileguossi.

Questi qua non sanno stare con una compagna, figuriamoci se possono stare tra loro. Sono insostenibili in una relazione, figuriamoci in un governo. Ma dove vogliono andare, dove crediamo di poter andare?
Qua, nell’ampio e colorato universo politico italiano, nell’ultimo anno, solo una moglie s’è vista ed è un marito: il signor Andrea Severini in Raggi, che quasi tutte le sere, verso ora di cena, al secondo imbrunire il cuore, condivide su Instagram una foto del pasto che s’appresta a consumare per l’ennesima volta da solo e infatti lo denuncia in didascalia: «Anche stasera non torni, #raggidovesei». Ieri si è superato e ha postato un quasi selfie nel quale brandisce un cartone di latte. Dida: «Pronta per la colazione? Anche oggi mangi domani #raggidovesei».
Dove siete tutti, signori: a governare no, ad amministrare no, ad amare no, ma a litigare sì, a litigare sempre e soltanto, litigare e scindere, divide et (chissà se) impera.

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