Fattore PI costi degli anziani addosso ai giovani: ecco perché le pensioni sono ancora il problema sociale per eccellenza

Il cuore della questione in tutti i Paesi sono i vitalizi eccessivi rispetto ai versamenti. Colpa della “transizione demografica”: nel lungo periodo le cose si aggiusteranno, ma per ora siamo messi così

Negli ultimi tempi si ha un’insorgenza della vicenda delle pensioni. Oltre al Belpaese con l’aspro dibattito sulla riforma detta Fornero e sulla cosiddetta quota 100, ci sono le vicende degli altri. Il sistema pensionistico statunitense, che è soprattutto ad accumulazione, può reggere solo se i prezzi delle attività finanziarie crescono senza sosta. Il sistema pensionistico francese, che è soprattutto a ripartizione, è sotto stress per il tentativo in corso da anni di riformarlo. Lo stesso accade in Russia, che ha un sistema soprattutto a ripartizione. In Cile, infine, che ha un sistema ad accumulazione, si ha il problema della numerosità delle pensioni di importo minimo (4).

Il cuore della questione in tutti i Paesi di cui si è fatto cenno sono le pensioni eccessive rispetto ai versamenti, data l’età cui si accede per goderne e alla vita residua lungo la quale le si incassa. Questo andamento vale sia per i sistemi a ripartizione (chi lavora trasferisce del reddito a chi è in pensione) sia per i sistemi ad accumulazione (chi lavora versa una parte del proprio reddito che viene investito intanto che aspetta di andare in pensione).

Un tempo avevamo Giuseppe sposato con Maria, e i due avevano tre figli. Giuseppe andava in pensione a 55 anni e viveva per dieci anni fino ai 65. I tre figli, quando Giuseppe andava in pensione, lavoravano tutti e pagavano la pensione del padre ciascuno per un terzo e per soli dieci anni. Maria alla morte di Giuseppe riceveva una parte della pensione del marito come reddito per aver tirato su la casa e i figli. Una decina di anni dopo anche Maria moriva.

Oggi abbiamo sempre Giuseppe sposato con Maria, ma i due hanno un solo figlio. Giuseppe va in pensione a 65 anni e vive per venti anni fino agli 85. Il figlio quando Giuseppe va in pensione lavora, ma paga da solo la pensione del padre e per venti anni. Maria alla morte di Giuseppe riceve per una decina di anni una parte della pensione del marito come reddito per aver tirato su la casa e il figlio.

Man mano che decede la generazione dei baby boomers, la quota di persone anziane in rapporto alle altre fasce di età si contrarrà

Come siamo arrivati a questo punto? Partiamo dalla “transizione demografica”. Inizialmente – fino alla Grande Guerra e in Occidente – si aveva un gran numero di nascite e di decessi, questi ultimi soprattutto nei primi anni di vita. Il saldo iniziale era quindi vicino allo zero, ossia la popolazione cresceva molto poco. Inoltre, superato il parto e i primi anni di vita, si viveva poco. Ergo, un eventuale trasferimento pensionistico durava poco o niente: uno andava in pensione e poco dopo moriva. Poi – a iniziare dagli anni Trenta e per il primo Dopoguerra – calano (per i progressi delle medicina, dell’igiene, dell’alimentazione) i decessi, mentre le nascite – più di due figli per donna – hanno lo stesso andamento di prima. Ne segue un’esplosione della popolazione. Nella seconda fase vi sono molti giovani (ne muoiono di meno) e pochi anziani (quelli sopravvissuti del periodo precedente). In Italia all’epoca vi erano otto giovani per ogni anziano. Le pensioni pesavano quindi poco sul reddito dei giovani. Se, per esempio, il reddito dei giovani e quello dei pensionati fosse stato eguale, ogni pensionato in un sistema a ripartizione sarebbe costato un ottavo del reddito dei giovani occupati.

Nel periodo successivo – in questi decenni – nascono invece poche persone, si ha un numero di nascite per donna inferiore a due, mentre continuano a vivere quelli nati nel periodo precedente. Nella terza fase vi sono quindi poco più di due giovani per ogni anziano: questa è la previsione per l’Italia dopo il 2030. Le pensioni pesano perciò molto sul reddito dei giovani. Il peso varia a secondo della produttività che si è raggiunta.

Nel periodo successivo – nei prossimi decenni – ecco che muoiono quelli nati all’epoca della divaricazione (i “baby boomers”), con la popolazione che intanto decresce lentamente – perché si hanno ancora meno di due figli per donna. Man mano che decede la generazione dei baby boomers, la quota di persone anziane in rapporto alle altre fasce di età si contrarrà. Il sistema pensionistico diventa più leggero dal punto di vista dei giovani, perché si hanno meno anziani per unità di giovane.

Insomma, nel lungo periodo le cose si aggiustano, mentre nel breve il peso delle pensioni morde. Da qui i problemi da cui eravamo partiti che emergono ovunque.

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Linkiesta Paper Estate 2020