La saga infinitaContinua l’agonia Alitalia, ora con il tocco dei Cinque stelle

Il 31 maggio non è la data entro la quale deve avvenire la cessione della compagnia aerea. Lo ha chiarito il ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in audizione alla Camera. E anche l’ulteriore prestito ponte di 400 milioni di euro potrebbe non bastare più

I tempi dell’agonia di Alitalia si allungano ancora. E, con molta probabilità, anche i costi per le casse dello Stato. Il ministro dello Sviluppo economico, il Cinque Stelle Stefano Patuanelli, in audizione davanti alla commissione Trasporti della Camera che esamina il decreto legge sul nuovo prestito ponte da 400 milioni, lo ha detto senza mezzi termini: «Non è scritto da nessuna parte che ci sarà il closing entro il 31 maggio 2020». Anche se, ha precisato il ministro, «il governo è convinto che la disponibilità di cassa con i 400 milioni di prestito, più la rimodulazione degli interessi stabilita dal Tesoro che garantisce 150 milioni in più, consentirà alla compagnia di arrivare alla conclusione della procedura». Ma in tanti sono pronti a scommettere, in realtà, che tra poco più di quattro mesi ci sarà ancora bisogno di mettere mano al portafoglio per garantire la sopravvivenza della compagnia.

D’altronde, la confusione sul futuro della ex compagnia di bandiera ancora regna sovrana. Il nuovo commissario Giuseppe Leogrande in audizione ha spiegato di non aver «ancora un’idea assolutamente completa della situazione». Se ci fosse un’offerta pronta di un compratore – ha fatto notare Leogrande – si riuscirebbe entro il 31 maggio. Ma ad oggi sul tavolo non c’è nulla. Se non il nome (previsto) del nuovo direttore generale, Giancarlo Zeni, proveniente da Blue Panorama – di cui Leogrande è stato commissario.

L’amministratore delegato e direttore generale di Ferrovie dello Stato italiane, Gianfranco Battisti, in audizione ha detto che «Delta è rimasto l’unico interlocutore interessato a partecipare all’operazione anche in termini di equity». Battisti ha raccontato anche come l’approccio di Atlantia nell’ormai ex cordata «fosse condizionato ad altre vicende». Ma da Atlantia, nella memoria depositata alla Camera, è arrivata intanto la bocciatura del piano Delta, definito come non sostenibile «sotto vari aspetti, mantenendo un cospicuo numero di rotte strutturalmente in perdita, non dando pieno respiro al potenziale del mercato Nord America». «Continuare a parlare di Atlantia è assolutamente inutile», ha detto Patuanelli. Ma dalla stessa società hanno fatto sapere che «Atlantia mantiene ferma la disponibilità a proseguire il confronto per l’individuazione del partner industriale e di un piano industriale condiviso, solido e di lungo periodo per un effettivo rilancio». Sarebbe stato il gruppo dei Benetton, come raccontato dallo stesso Battisti, a caldeggiare invece un intervento di Lufthansa, che a sua volta in commissione ha ribadito la volontà di stringere solo una partnership commerciale con Alitalia, continuando a tenersi alla larga da un investimento diretto ma lasciando intendere che in caso di ristrutturazione dell’ex compagnia di bandiera potrebbe entrare in partita.

Gli attori in gioco, insomma, non sono cambiati rispetto a qualche mese fa. Nessuna new entry, nessun nuovo partner interessato a una compagnia che brucia 300 milioni l’anno. Patuanelli nella precedente audizione davanti alla Commissione Trasporti aveva specificato la necessità che Fs restasse ancora in gioco, ma Battisti ha sottolineato non essere stato ancora contattato dal nuovo commissario. «Il piano industriale che è nelle disponibilità di Fs deve essere messo nelle mani del commissario e ci deve essere interlocuzione tra commissario, Fs e Delta», ha ripetuto Patuanelli. «Dopodiché alcune scelte le farà il commissario. Oggi io mi aspetto dal commissario in termini molto rapidi modifichi il piano di cessione e faccia le proposte che vorrà fare perché quei 400 milioni siano sufficienti per arrivare al closing».

Ma sembra un gioco a scaricabarili. Leogrande ha detto di essere in attesa di indicazioni politiche dal governo. E Patuanelli ha risposto che «il governo non valuta le eventuali offerte commerciali o i piani industriali perché non è compito del governo valutare un’offerta». Intanto si perde tempo. Con lo stesso Patuanelli che ha confessato: «Siamo all’interno di una strada stretta e in salita». E le possibilità operative del commissario sono due: «Di mercato o il conferimento con una nazionalizzazione temporanea. Non c’è un grande range di scelta che la politica può fare. Il governo non valuta le offerte o i piani industriali».

In ogni caso, il 31 maggio sarà solo un punto di arrivo. Come lo è stato lo scorso 31 ottobre 2018, «quando i commissari attuarono una procedura pubblica di offerta», ha ricordato Patuanelli, spiegando che allora «Ferrovie insieme a Delta iniziò a lavorare al piano industriale aprendo alla ricerca di altri partner». Quindi, rispettare la data del 31 maggio «è materialmente impossibile, il closing avviene nel momento in cui c’è il passaggio delle chiavi al nuovo soggetto». Cosa che avverrà quindi ben dopo. Potrebbero volerci almeno sei mesi o un anno, poi, per verificare la bontà delle eventuali offerte per la cessione. I 400 milioni di euro stanziati a quel punto saranno già finiti. E probabilmente serviranno nuove coperture. Patuanelli ha detto che non sarà così, ma prima di lui anche Luigi Di Maio aveva promesso che non ci sarebbe stato un altro prestito dopo il primo di 900 milioni. Come nelle migliori saghe, insomma, il finale di stagione è indicato nel 31 maggio. Ma senza troppe sorprese, alla fine, seguiranno nuove costose puntate per Alitalia.

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