Cogito ergo taglio taxL’Austria si affida a un filosofo per abbassare le tasse

È il trentottenne Gernot Blümel: alla sua formazione umanistica può aggiungere un master in business e tanta esperienza sul campo. Avrà a che fare con un bilancio complesso e un’alleanza bizzarra, situazioni in cui dialettica e logica si riveleranno utilissime

GEORG HOCHMUTH / APA / AFP

Fermi tutti: c’è un filosofo al ministero delle Finanze. Non succede in Italia (dove da Di Maio in poi le qualifiche scarseggiano) ma nella vicina Austria. La scelta del nuovo governo di Sebastian Kurz, che ha giurato martedì 7 gennaio, di affidare il compito a Gernot Blümel, leader dell’associazione regionale viennese dell’ÖVP (Österreichische Volkspartei), il partito popolare guidato dallo stesso Cancelliere, ha fatto storcere il naso a qualcuno. In particolare i giornali della capitale: «Cosa lo qualifica come ministro delle Finanze?», hanno chiesto. E i dubbi sono legittimi, come fa notare anche la Frankfürter Allgemeine Zeitung.

Blümel, di fatto, è laureato in filosofia. Quasi due anni fa esatti (era l’8 gennaio 2018), nel governo Kurz I, viene nominato Kanzleramtsminister – una sorta di sottosegretario – per la Cultura, i Media, l’Europa. Era una carica forse più adatta? Alle finanze c’era Hartwig Löger, un imprenditore (che poi diventa Cancelliere provvisorio). Subito dopo, nel governo balneare di Brigitte Bierlein, subentra Eduard Müller: un tecnico, esperto di conti, ma con pochissima possibilità di azione.

Adesso tocca a lui, e molti si interrogano. È pur vero che è dal 2003 che l’ ÖVP sceglie il ministro delle Finanze, per cui la tradizione rimane. E Blümel è l’ultimo di una serie. Ma forse è anche il primo di una nuova.

Nonostante la sua preparazione filosofica – costruita tra Vienna e Digione, e centrata sugli insegnamenti sociali del cristianesimo (la tesi) – il neoministro 38enne ha due importanti argomenti a suo favore: la forte amicizia con il Cancelliere, di cui è stato il consigliere più ascoltato fin dai tempi delle giovanili della ÖVP, di cui è stato anche vicepresidente e segretario generale fino al 2015, ma soprattutto può vantare un master in Business Administration dalla Executive Academy dell’Università di Vienna.

È da qui che farà calare il suo programma, considerato una sorta di quadratura del cerchio tra le due componenti del governo, in difficile equilibrio tra un fisco più leggero e investimenti oculati nel verde. Secondo le previsioni, le tasse dovranno calare di qualche punto: sul reddito, ci sarà una diminuzione di 5 o 2 punti percentuali, a seconda delle fasce considerate. Il tutto, all’interno di una «riforma fiscale eco-sociale», il cui obiettivo sarà combattere il climate change. E come? Prima mettendo fine alla calmierazione sul diesel, poi aumentando il costo dei biglietti aerei. Del resto, da qualche parte i soldi vanno pur trovati se, come è stato deciso dalla coalizione, un miliardo all’anno sarà speso in energie rinnovabili con l’obbligo di mantenere in ordine i conti. Ricapitoliamo: più soldi al green, meno tasse, bilancio a posto. Se un matematico non riesce a immaginarlo, forse un filosofo è la persona giusta.

Battute a parte, il 2020 sarà comunque un anno impegnativo. Blümel correrà, come Spitzkenkandidat, per le elezioni del Ladtag di Vienna, dove spera di ottenere una vittoria importante, visto che nella capitale hanno sempre dominato i socialisti.

Le probabilità sono basse. Forse per lui sarà più semplice portare a casa il programma di riforme fiscali e di investimenti. Del resto, come ha sottolineato lo stesso Kurz rispondendo ai dubbi dei giornalisti, Blümel sarà pure un filosofo. Ma è senza dubbio un politico preparato, anche in campo finanziario: nel passato governo ha lavorato insieme a Löger per negoziare la riforma fiscale e mettere a posto il bilancio, oltre che occuparsi del coordinamento delle aree politiche. Non è, insomma, un Di Battista.

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