Gogne mediaticheParliamo di Bibbiano. E diciamo che è uno scacco per i leghisti forcaioli

Il sindaco del Pd, indagato assieme ad altre 25 persone, per la Cassazione ha subito una misura ingiusta. Eppure Salvini e Borgonzoni continuano a strumentalizzare a fini elettorali il caso dei presunti affidi illeciti nella Val d’Enza

Foto da Twitter

Mancano undici giorni alle elezioni regionali in Emilia Romagna e la Lega non smette di usare Bibbiano per attaccare il Pd. Matteo Salvini ha già annunciato che il 23 gennaio concluderà il suo tour elettorale nel luogo in cui sarebbe avvenuto un presunto sistema illecito di gestione dei minori: «non potevo non portare una voce di cambiamento in un comune reggiano che ahimè adesso è noto nel mondo per la vergogna». «Secondo alcuni giornalisti, Bibbiano non è un tema di cui dovremmo interessarci in campagna elettorale… Non si preoccupino, non taceremo!», ha scritto su Twitter la candidata leghista Lucia Borgonzoni. E così ancora una volta la Lega generalizza dei casi specifici, li estrapola dal contesto e inizia a martellare il suo messaggio per raccattare due voti in più. Come il Mes, la Nutella o la legittima difesa.

Eppure non sentivamo la mancanza del libro su «l’inferno di Bibbiano» che Alessandro Di Battista doveva pubblicare, ma non ha fatto. Né della “annuncite” del capo politico M5S, Luigi Di Maio, che prima dice: «Col partito che in Emilia Romagna toglieva alle famiglie i bambini con l’elettroshock per venderseli, io non voglio avere nulla a che fare» e poi ci governa come se nulla fosse. Neppure abbiamo nostalgia della maglietta indossata dalla Borgonzoni in Parlamento con la scritta «Parlateci di Bibbiano». Ci saremmo accontentati di una politica che discute di proposte e lascia che la giustizia faccia il suo corso. O almeno aspetti il rinvio a giudizio.

Parliamo di Bibbiano? Va bene, ma facciamolo seriamente. Primo, il caso “Angeli e Demoni” sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza non è ancora finito in tribunale perché non c’è stato neanche il rinvio a giudizio. Arriverà, ma le indagini si sono concluse da poche ore. Sorpresi? Eppure la Lega ha già deciso chi sono i colpevoli nel suo tribunale di Facebook. Martedì i carabinieri di Reggio Emilia hanno notificato gli avvisi di garanzia per 26 persone. I capi di imputazione sono passati da 102 a 108, tra cui peculato d’uso, frode processuale, maltrattamenti in famiglia, falsa perizia, tentata estorsione e truffa aggravata.

Accuse gravi, tutte da verificare, ma l’unico politico indagato, il sindaco del Partito democratico Andrea Carletti, non c’entra nulla con la questione dell’affidamento dei minori in sé. La procura lo accusa di due reati contro la pubblica amministrazione: falso ideologico e abuso di ufficio per aver concesso dei locali del Comune ai tre terapeuti privati della onlus Hansel e Gretel. Secondo la Cassazione il sindaco dem è stato privato ingiustamente della libertà per sei mesi, prima con gli arresti domiciliari e poi con l’obbligo di dimora. Martedì la Corte ha reso note le motivazioni della sentenza di inizio dicembre con cui ha annullato la misura cautelare. Non c’erano gli elementi per imporre la misura coercitiva perché il sindaco dem non avrebbe potuto reiterare il reato, né inquinare le prove o fuggire all’estero. Ovvero le tre motivazioni per cui un giudice può limitare le libertà di un indagato.

Fermi tutti, la Cassazione non si è espressa sulla colpevolezza o meno di Carletti. E rimane il problema politico di un sindaco che decide di stipulare una convenzione con un centro terapeutico il cui responsabile, Claudio Foti, era stato screditato in passato da molti suoi colleghi. Ma in attesa di un primo grado ancora lontano anni luce, l’unico ad aver subito un torto giudiziario conclamato anche dalla Cassazione è stato proprio il sindaco accusato da molti politici sull’onda dell’emotività forcaiola di aver contribuito al sistema di affidamenti illeciti dei minori. Non solo per sei mesi è stato privato della libertà senza motivo, ma non ha potuto neanche esercitare l’attività politica come ha ricordato su Linkiesta Cataldo Intrieri «l’art. 289 del codice di rito vieta che una misura sostanzialmente interdittiva di una funzione pubblica (diversa cioè dal carcere e dagli arresti domiciliari) possa mai applicarsi al titolare di una carica elettiva, come quella di sindaco, e ciò al fine di evitare improprie interferenze della giustizia sul funzionamento delle istituzioni».

Chiariamo una cosa: Bibbiano non è «un raffreddore», né un «sistema criminale». Come facciamo a saperlo? Semplice, non lo sappiamo. Aspettiamo che sia la magistratura a stabilirlo. Almeno al primo grado di giudizio. Anche perché a ottobre il tribunale dei Minori di Bologna dopo aver controllato per mesi cento provvedimenti “sospetti” di allontanamento dei bambini dalle loro famiglie ha stabilito che il sistema è sano e non ci sono anomalie. Il motivo? Perché solo in 15 casi su 100 i giudici hanno accolto la richiesta di allontanamento proposta dai servizi sociali di Bibbiano. Un po’ pochi per parlare di sistema malato. E in questi 15 casi, otto volte i genitori hanno accettato la decisione senza fare ricorso. Mentre le altre sette volte la Corte di Appello (giudice diverso, Corte diversa) hanno respinto i ricorsi presentati.

Ma allora perché la Lega continua a dare per scontato, o meglio provato, che esista un sistema illecito di affidamenti? Ah, giusto. Il 26 ci sono le elezioni in Emilia-Romagna. Siamo sicuri che tra dieci giorni Salvini e la Lega ritorneranno garantisti. Anche perché la Giunta per le immunità dovrà decidere sull’autorizzazione a procedere sul caso Gregoretti.