«E lei aveva previsto Pearl Harbor?»La notevole conferenza stampa di Carlos Ghosn, l’ex ad Nissan perseguitato dalla giustizia giapponese

Fuggito dal Giappone una settimana fa, in circostanze misteriose e rocambolesche, il businessman con tre cittadinanze ha incontrato a Beirut i giornalisti per ribadire la sua innocenza, suscitando però anche grande ilarità sui social network

AFP

Precipitevolissimevolmente, e alquanto misteriosamente, lo scorso 29 dicembre Carlos Ghosn, l’ex amministratore delegato di Renault e Nissan, accusato di aver deliberatamente sottostimato i propri compensi nei report alle autorità di borsa e di aver utilizzato beni aziendali a fini personali, è riuscito a fuggire dal Giappone, dove era in libertà vigilata da un anno, in attesa di processo, e a raggiungere il Libano, il paese dove è cresciuto.

Non è chiaro come sia accaduto: il businessman era stato privato dei suoi tre passaporti (francese, libanese e brasiliano), ed era sottoposto a condizioni restrittive molto rigide. Il Giappone nel frattempo ha emesso un ordine di cattura internazionale, ma non avendo Beirut accordi di estradizione con Tokyo, per il momento Ghosn può ritenersi relativamente al sicuro nel paese arabo dove è considerato un eroe.

L‘ex big dell’automotive ha deciso di sfruttare la sua libertà per lanciare un messaggio durante una conferenza stampa altrettanto kafkiana. «Non sono scappato dalla giustizia, sono fuggito dall’ingiustizia», ha detto ai giornalisti, aggiungendo che non avrebbe dovuto «mai essere arrestato», poiché vittima di un complotto ordito da «individui vendicativi e senza scrupoli» per evitare la maggiore integrazione fra le due società automobilistiche che lui stava perseguendo.

Il sistema giudiziario giapponese «viola i più basilari principi di umanità», ha detto, specificando come si sentisse «un ostaggio» nel paese che ha servito per 17 anni (era diventato ceo di Nissan nel 2001). In particolare, Ghosn ha criticato l’uso delle manette in aula e di un «guinzaglio intorno al petto» che gli era stato messo per condurlo nella sala del processo, oltre al fatto di aver trascorso il periodo di Natale e di Capodanno confinato in solitudine e di essere stato interrogato per diverse ore senza la presenza di un avvocato.

«Non sono qui per parlare di come sono riuscito a lasciare il Giappone», ha detto in conferenza, schivando le domande dei giornalisti interessati a scoprire la dinamica della fuga. Invece, ha definito la scelta di scappare come «l’unica soluzione» possibile.

«È stata una decisione difficile e un rischio che ci si può assumere soltanto nel momento in cui si è rassegnati all’impossibilità di un processo equo», con «i fili tirati e manipolati da coloro che si prefiggono solo di ottenere una confessione o un’incriminazione, e il cui unico scopo è quello di salvarsi la faccia», ha aggiunto.

Sulle modalità della fuga si sono fatte molte supposizioni, tra cui quella del Wall Street Journal che ha parlato di un jet privato su cui Ghosn sarebbe salito nascosto dentro ad un baule di grandi dimensioni, di quelle per strumenti musicali. L’ultima versione in circolazione vuole che Ghosn avesse in realtà un secondo passaporto francese, di cui erano in possesso i suoi avvocati.

Non foss’altro che per la particolarità del caso (per non dire dell’unicità del personaggio) la conferenza stampa ha suscitato molta ilarità su Twitter, in particolare il momento in cui Ghosn ha illustrato in una serie di slide le ragioni per le quali è fuggito. Alla domanda di un giornalista americano, se il prezzo da pagare per la sua fuga dal Giappone fosse quello di vivere il resto della sua vita da fuggiasco, Ghosn ha risposto «sono abituato a quelle che voi chiamate “mission impossible”», spiegando di essere fiducioso che la verità verrà a galla, e di essere deciso a intraprendere azioni nell’arco delle prossime settimane per ristabilire la propria reputazione, qualcosa che definisce «molto importante» per lui. Mentre alla domanda se non si aspettasse di essere arrestato, invece, Ghosn ha risposto con uno spiazzante: «E lei aveva previsto Pearl Harbor?».

Bisognerà vedere come evolverà il caso, e se alla fine l’ex ceo verrà estradato. Lui stesso però ha dichiarato di «essere aperto all’opportunità di scoprire la verità ovunque io pensi di poter affrontare un processo equo». Presumibilmente non in Giappone, quindi. Certo è che sentiremo ancora parlare di lui e che vedremo di nuovo quelle sue buffe sopracciglia comparire tra le notizie. In fondo è quasi un peccato che abbia negato di aver firmato un accordo con Netlix per la produzione di un film o di una miniserie sulla sua vita e in particolare sulla sua particolarissima fuga.

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