Economia sfericaLa crisi climatica ha conseguenze anche finanziarie. Perciò, cari capitalisti, è il denaro che la deve risolvere

La Banca dei regolamenti internazionali l’ha detto chiaro e tondo: i cambiamenti climatici potrebbero causare eventi distruttivi dal punto di vista economico. Gli assicuratori già stimano milioni di perdite. Per cui, almeno stavolta, usiamo la ricchezza in modo sensato. Per salvare il pianeta

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Cigno verde. Cambiamenti climatici e stabilità del sistema finanziario: quale ruolo per banche centrali, regolatori e supervisori, redatto dal vice dg Luiz Awazu Pereira de Silva assieme a Patrick Bolton, Morgan Després, Frédéric Samama e Romain Svartzman, è un rapporto appena pubblicato dalla Banca dei regolamenti internazionali, cioè l’istituzione regolatoria di supporto per le banche centrali mondiali e per il Financial Stability board.

In questo rapporto, l’istituzione con sede a Basilea avverte che i cambiamenti climatici potrebbero scatenare «eventi potenzialmente estremamente distruttivi dal punto di vista finanziario» capaci di innescare la prossima crisi finanziaria globale.

Anche il governatore della Banca centrale francese Villeroy de Galhau si è espresso al riguardo affermando che i cambiamenti climatici rappresentano una sfida senza precedenti per le società umane e che la comunità di banche centrali e autorità di vigilanza non può considerarsi immune dai rischi.

Insomma, l’argomento è entrato di prepotenza nel dibattito tra i protagonisti della grande finanza, a partire dalla lettera di Larry Fink, a capo del più grande asset manager al mondo, BlackRock, che alcuni giorni orsono ha messo in allarme Ceo e investitori sulle conseguenze del global warming e sulle domande che l’intera industry deve porsi.

Tuttavia, quando nel 2015 davanti ai Lloyds di Londra, Carney tenne un discorso allarmistico sulla tragedia che vedeva stagliarsi all’orizzonte, venne etichettato come una cassandra, un menagramo, pur avendo titoli per affrontare l’argomento essendo all’epoca, appunto, presidente del Financial Stability board.

L’organismo internazionale che ha il compito di monitorare il sistema finanziario mondiale e che si serve del supporto della Banca dei regolamenti internazionali, cioè dell’ente che ha appena pubblicato il rapporto in cui adesso si parla del climate change come di un “cigno verde”.

I cigni verdi, rispetto a quelli neri teorizzati dal filosofo, saggista e matematico libanese Nassim Nicholas Taleb, hanno la peculiarità di essere molto più pericolosi in quanto si sostengono su tre basi: la ragionevole certezza che alcune combinazioni di rischi naturali e connessi alla transizione energetica si materializzeranno e questo comporterà la necessità di un’azione per contrastarli nonostante l’incertezza su quando si verificheranno. Senza contare che, le catastrofi naturali, sono più serie della più pericolosa delle crisi sistemiche, perché possono porre una seria minaccia per l’umanità e la complessità di una crisi generata dai cambiamenti climatici è molto più elevata.

Entrando più nel merito e usando un esempio di cronaca, facile e molto attuale, risulta a oggi che gli assicuratori australiani abbiano stimato circa 650 milioni di dollari americani di perdite derivanti dalle oltre 10.000 richieste di risarcimento ricevuta a seguito dei recenti incendi boschivi. Sono stime che vengono aggiornate costantemente dunque destinate a salire.

Sulla base di questo, e non solo di questo, mi viene da dire che poco importa se il prossimo cigno sarà verde o nero, visto che si tratta di un rischio assoluto che non prevede remissione di peccato per l’intera umanità, già ampiamente annunciato e sempre poco ascoltato. Quello che importa è, saremo in grado di uscire dalla mistica del denaro e generare per tempo un cigno antagonista, sorprendente perché positivo per il Tutto, un cigno rosa per esempio?

Quello che importa è, saremo in grado di cogliere l’occasione che la storia ci offre in questo momento e incanalare quella potentissima energia che il denaro rappresenta per farlo diventare una moneta di scambio non solo per acquistare un prodotto o fruire di un servizio, per accumulare, quanto per elevare il nostro status grazie all’utilizzo che ne possiamo fare per il benessere nostro e delle altre persone. Il denaro è a tutti gli effetti in potenza e per poter gestire una grande potenza è necessaria una grande coscienza, una coscienza adeguata agli scopi più alti della nostra vita.

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