Il libro dei sogniMetti una sera a teatro Daniel Pennac, e fallo parlare di sogni e Federico Fellini

Per accompagnare la pubblicazione del suo ultimo libro, “La legge del sognatore” (Feltrinelli, 2020), lo scrittore francese ha rappresentato, insieme a un trio di attori, alcuni brani. In scena, l’amore per il cinema, l’ammirazione per Fellini, la dimensione onirica dell’esistenza. E risate

Sul palcoscenico c’è Daniel Pennac che fa le vocine (in italiano!), parla di sogni improbabili della sua infanzia (una cascata di luce liquida cala da una lampadina rotta, invade la sua cameretta, poi tutta la casa e infine la città) e legge brani del suo ultimo libro, (La legge del sognatore, Feltrinelli, 2020). Vicino a lui tre attori (Pako Ioffredo, Demi Licata, Gaetano Lucido) mettono in scena le sue parole, traducono dal francese (quando Pennac non parla in italiano) e interagiscono con lui. Si ride. E ogni tanto compaiono spezzoni di film di Fellini.

Non è certo un caso: tutto lo spettacolo (e anche il libro) è un grande omaggio al regista italiano. La prima è stata il 20 gennaio, anniversario della nascita del maestro: al termine, Pennac gli ha anche idealmente augurato, insieme al pubblico che ha riempito il Piccolo-Strehler, “Buon compleanno”. In più, dopo la seconda tappa a Torino il 21, all’Auditorium del grattacielo Intesa Sanpaolo (uno dei coproduttori, insieme a Compagnie Mia-Funaro) finirà a Rimini, cioè città natale di Fellini, al teatro Galli il 22.

Insomma, Pennac è uno scrittore che va a teatro per parlare di un regista. Di più: lo fa per raccontare i suoi sogni e, guarda caso, finire a parlare di quelli di Federico Fellini. Perché non tutti lo sanno, ma per quasi trent’anni (dal 1960 al 1990) il regista aveva tenuto un accurato diario delle sue esperienze oniriche. È il suo Libro dei sogni, in cui disegnava, scriveva, descriveva quello che vedeva mentre dormiva. A volte, diventavano scene dei suoi film, altre volte rianevano soltanto idee, o atmosfere che riproduceva. «Se ci si pensa, tutto quello che ho fatto lo si può trovare qui», disse in un’intervista, riferendosi proprio al diario.

Pennac vi si immerge, ne trae una storia che comincia, appunto, con un sogno. Viaggia dalla sua infanzia nelle montagne del Vercors fino alle gite a Nizza con la madre, per andare al cinema a vedere i film (guarda caso) di Federico Fellini. Mescolando realtà a immaginazione, racconta che lei lavorava come costumista per il regista (non è vero), e che lui in persona le aveva regalato il disegno di uno dei suoi sogni (non è vero nemmeno questo), che lei avrebbe appeso sopra al letto nella stanza del piccolo Pennac (inutile aggiungere: falso). È vero però che la madre ne amava i film, soprattutto i personaggi, e soprattutto Giulietta Masina, in particolare quella che appare ne La Strada (qui applausi a scena aperta), vista come epitome di tutti gli altri personaggi femminili felliniani e non solo.

Lo spettacolo è un evento promozionale, ma di livello. Lo scrittore ne approfitta per parlare delle sue passioni, mettere in piedi una storia onirica e surreale, omaggiare Federico Fellini e, in più, farsi beffe della mania contemporanea dell’autofiction. Come dice in un’intervista a Sette, «Sono tutti molto attenti a essere razionali, scientifici, obiettivi», mentre nella scrittura i sogni «hanno una parte importante, fondamentale come l’inconscio o il subconscio». Negarlo significa mentire a se stessi. Lui al contrario lo afferma. E così tra un San Sebastiano e un monologo, gioca sul confine tra verità e finzione, tra realtà e sogno o, per usare categorie felliniane, tra «vita a occhi aperti e vita a occhi chiusi».

Non per niente Fellini faceva dire, quando lavorava, che «il regista era disposto a incontrare chiunque volesse conoscerlo». Il suo obiettivo era trovare, o ritrovare, nella vita reale i volti e le persone che aveva sognato e lo avevano colpito. Se capitava, li prendeva subito. Anche se non erano attori e non sapevano recitare. «Non importa, basta che dici dei numeri». Aneddoto che non poteva mancare nella rappresentazione in scena del Piccolo, accompagnato da applausi e risate. Il pubblico non ha potuto, per ovvie ragioni, incontrare Fellini. Ma il sogno è bastato. Gli altri, accontentandosi di Pennac, si sono accodati in gran numero per il firmacopie finale.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta