Best practiceEconomia a misura di bambino: “Kidseconomics” porta l’educazione finanziaria a scuola

Dalle pensioni al libero mercato e ai finanziamenti: un progetto del Cnr spiega ai più piccoli i concetti base dell’economia e della finanza

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L’educazione finanziaria arriva tra i banchi. E non solo quelli universitari o del liceo, ma anche nelle aule delle scuole elementari e medie. Merito del Kidseconomics, il programma di divulgazione sull’economia sviluppato dal Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche).

Partito con una fase di sperimentazione dal 2014 al 2016, Kidseconomics è ormai una realtà che già coinvolge circa 3mila studenti. A far da “pilota” sono state le scuole primarie di Genova, Napoli e Torino, dove il laboratorio è stato presentato con successo e ha offerto ai bambini l’opportunità di prendere confidenza con argomenti che sempre di più fanno parte della vita quotidiana (si pensi alla diffusione dei micro-finanziamenti per pagare beni di consumo, o alla frequenza con cui si sottoscrivono abbonamenti), e che spesso riguardano anche i giovanissimi. E così sono stati pensati percorsi ad hoc per ciascuna fascia di età.

Nella scuola primaria, per esempio, i laboratori sono destinati alle classi quarte e quinte, proponendo gli insegnamenti con un approccio ludico e interattivo, alternando la didattica a momenti distensivi, anche per stimolare il coinvolgimento dei bambini. Tra i temi trattati ci sono il mercato, i beni pubblici e il ciclo economico.

Nella parte didattica vengono presentati alcuni concetti che poi vengono messi in pratica dagli stessi bambini, che per esempio simulano la compravendita o hanno dimostrazione pratica della relazione tra domanda e offerta. A guidare i bambini per circa tre ore a lezione c’è un team di animatori scientifici professionisti, studenti universitari di Economia e studenti delle superiori in alternanza scuola lavoro, appositamente formati dai più grandi.

Alle scuole medie il progetto partirà invece a febbraio 2020, coinvolgendo gli istutituti genovesi e procedendo nuovamente con l’alternanza tra la lezione frontale e un aspetto più divertente e che renda i ragazzi stessi partecipi delle attività.

Tutt’altro approccio è invece previsto per portare l’educazione finanziaria alle superiori, dove il Cnr prevede corsi plenari per gli studenti del triennio con l’integrazione di attività di gruppo da affidare agli studenti. A loro volta, questi ragazzi potranno poi scegliere di diventare “insegnanti” attraverso l’alternanza scuola lavoro, condividendo così quanto imparato con i bambini più piccoli.

Kidseconomics, così come altre iniziative simili, va così a ricoprire almeno in parte un grande vuoto dell’istruzione italiana. Secondo gli ultimi dati forniti dalla Banca d’Italia, infatti, solo il 30% degli italiani raggiunge un livello di conoscenze di base sufficiente sui temi legati alla finanza personale, al risparmio e agli investimenti, contro una media dei Paesi Ocse al 62%. E il dato non migliora tra i giovani: circa il 20% non riesce a raggiungere i livelli minimi di comprensione di fenomeni finanziari che riguardano la vita quotidiana e solo il 6% (la media è il 12) ha competenza massima su questi temi.

Anche per fronteggiare questo problema, nel 2017 è entrata in vigore una nuova legge che promuove l’educazione finanziaria con attività nelle scuole e per gli adulti. La norma ha istituito un team di esperti, il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, con il compito proprio di pensare e promuovere iniziative divulgative. Ecco allora che a ottobre, per il secondo anno consecutivo, si è tenuto il Mese dell’educazione finanziaria, con incontri e laboratori in tutta Italia per alfabetizzare ragazzi e adulti sulle pensioni, sul mercato, sulle assicuazioni e quant’altro.

Oltre a Kidseconomics, in questo quadro si colloca anche “Il risparmio che fa scuola”, iniziativa promossa da Cassa depositi e prestiti con Poste Italiane e il Miur. Il progetto, differenziato per età, ha già coinvolto 7mila istituti italiani e oltre 200mila studenti delle primarie e secondarie. Perché conoscere al meglio economia e finanza, e quindi decidere in maniera consapevole come gestire i propri risparmi, dovrebbe far parte ormai del “passaporto” di ciascuno di ciascun cittadino.

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