Grande fratello 4.0Riconoscimento facciale, il Pd presenta un’interrogazione per valutare la situazione in Italia

Il deputato Filippo Sensi chiede al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno quali sono le tecnologie attive nel nostro Paese. Se quelle utilizzate sono le stesse dell’Fbi e della polizia della Florida, la questione assume tratti inquietanti. E sia chiaro: riguarda tutti

Il deputato del Pd Filippo Sensi ha presentato un’interrogazione parlamentare indirizzata al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno con oggetto l’uso delle tecnologie di riconoscimento facciale in Italia. Argomento complesso dalle mille sfumature, molte delle quali vengono illustrate in un report del New York Times, preso a esempio anche da Sensi, che sostiene che l’Fbi, polizia della Florida e forze dell’ordine starebbero utilizzando un’app per il riconoscimento facciale della società Clearview AI. Niente di nuovo, se non che l’azienda in questione avrebbe un database di oltre tre miliardi di immagini, ottenute da Facebook, YouTube e siti web.

Ora, il riconoscimento facciale è uno dei protagonisti tecnologici del nostro tempo, e come tutte le grandi invenzioni ha sia degli esercizi vantaggiosi sia un lato oscuro. Questa tecnica biometrica atta a identificare in modo univoco una persona confrontando e analizzando modelli basati sui suoi contorni facciali, in particolare, può sollevare molte questioni sulla privacy e la tutela dei dati sensibili.

Con questa tecnica, le applicazioni possono utilizzare i dati acquisiti dai volti e possono identificare accuratamente e rapidamente gli individui interessati. Sopratutto quando si parla di sicurezza: il sistema è infatti utilizzato dalle Forze dell’ordine italiane, almeno dal 2018. Esempio più eclatante, il Sistema automatico di riconoscimento di immagini (Sari), in grado di identificare un soggetto ignoto confrontando il volto con quelli presenti in un database di milioni di profili. «Noi sappiamo che la tecnologia del riconoscimento facciale solleva rivelanti questioni sulla riservatezza, il trattamento dei dati e le libertà», afferma a Linkiesta Filippo Sensi, deputato del Pd ed esperto di comunicazione politica. «Sappiamo anche che il sistema è utilizzato in Italia almeno dal 2018, pertanto, mi chiedo e domando, attraverso l’interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno, se le specifiche tecnologie che riporta il New York Times sono utilizzate pure da noi. Se sì, quante persone sono “schedate”? E quante possono avere un accesso diretto o indiretto a questi dati?».

In altre parole, si chiede al governo l’esistenza e, nel caso, l’entità dei dati e le persone che ne sono in possesso. Clearview Ai, che ha raccolto oltre tre miliardi di immagini pubbliche, acquisisce e conserva tutti i dati pubblici presenti sul web e, purtroppo, cambiare ora le impostazioni dei propri profili, da pubbliche a private, non aiuterà a eliminarli. «Il trade-off è quello tra sicurezza e libertà. Spero quindi, nonostante non ci siano limiti di tempo per la risposta, di avere delle delucidazioni in merito, vista l’importanza del caso», conclude Sensi. Nell’interrogazione parlamentare, infine, il deputato ricorda la “White paper” della Commissione Ue, che punterebbe alla moratoria del riconoscimento facciale per cinque anni, il che ribadisce maggiormente la necessità di paletti legislativi per regolamentare in toto un terreno sempre più grigio.

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